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SALUTE

Ora legale e solare? «Dall'alternanza solo problemi»

Domenica il ritorno all'orario «naturale». Lo specialista: «Basta cambi, è un inutile jet lag»

di Monica Rossi -

27 ottobre 2018, 15:43

Ora legale e solare? «Dall'alternanza solo problemi»

Domenica prossima potrebbe essere l’ultima volta che saremo chiamati a regolare le lancette dei nostri orologi: pare che l’ora legale abbia i mesi contati. Con buona pace di chi, a marzo, gioisce per quei sessanta minuti di sole in più, resi possibili grazie alla nota convenzione europea adottata definitivamente in Italia nel 1966.
La proposta, caldeggiata da Juncker, è figlia di una consultazione pubblica lanciata la scorsa estate dall’esecutivo comunitario, i cui risultati sarebbero schiaccianti: oltre l’80% dei 4,6 milioni di europei interpellati avrebbe infatti espresso parere favorevole all’abolizione dell’ora legale.
Perché? Lancette avanti e indietro: fa bene o fa male? Stando alla ricerca scientifica, turbare due volte l’anno il nostro orologio interno arrecherebbe danni alla salute: disturbi del sonno, minor concentrazione, stress, flessione del tono dell’umore (se non addirittura grave depressione), irritabilità, stanchezza e finanche attacchi cardiaci. Un bollettino di guerra, insomma.
In realtà, ci sarebbe anche un’altra scuola di pensiero, secondo cui l’ora di sole in più aumenterebbe i livelli di serotonina (il cosiddetto «ormone del buonumore»), responsabile anche del miglioramento del sonno. Senza dimenticare che la luce solare favorisce la produzione di vitamina D, a sua volta apportatrice di non pochi benefici.
Chi ha ragione? Ne abbiamo parlato con Liborio Parrino, direttore del Centro di Medicina del sonno dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.
«Al 24esimo congresso europeo del sonno che si è tenuto a Basilea dal 25 al 28 settembre, eravamo tutti della stessa idea - dice lo specialista - Basta alternanza tra ora legale e solare. Si decida una volta per tutte di adottare l’una o l’altra e che questa sia uguale per tutti i paesi membri della comunità europea».
Ma come siamo arrivati a indire un sondaggio a livello comunitario? «Nasce tutto dall’esperienza personale di una parlamentare - svela Parrino - che, divenuta mamma proprio nei giorni del passaggio dall’ora solare a quella legale, si è trovata drammaticamente più esposta alla depressione post parto. L’aver provato sulla sua pelle quanto può nuocere al benessere psicofisico un apparentemente innocuo spostamento delle lancette in avanti o indietro, le ha fornito la spinta per sensibilizzare i colleghi sulla non facile questione».
Sessanta minuti, infatti, sembrano pochi ma in realtà «bastano e avanzano per cambiare le nostre coordinate biologiche. Si viene a creare uno sfasamento, una sorta di “mini jet lag”, che di fatto ci obbliga a fare i conti con orari che ci sono stati imposti. L’invito a scegliere una sola ora valida per tutti non è materia dell’ultima ora: sono anni che l’auspichiamo», dice Parrino.
«Dormire non è una perdita di tempo. Il sonno è il miglior amico del nostro organismo ed è un bene non negoziabile. È una cura di bellezza, è cibo per il cervello e per di più è gratuito» afferma lo specialista. Dormire con regolarità, senza sollecitazioni forzate come quelle che impone l’alternanza legale-solare, giova a tutti, «tanto ai soggetti definiti “allodole”, di loro natura mattiniere, quanto ai “gufi”, che amano invece andare a letto più tardi».
Perché a far soffrire tutti è proprio il cambio dell’ora in sé. «Un tempo forse aveva ragione d’essere, ma oggi la ritengo una legge inutile. La società di oggi è cambiata radicalmente: abbiamo smartphone, pc, televisioni quasi in ogni ambiente domestico, siamo perennemente “connessi” sui social. Spesso ci portiamo il lavoro a casa e sacrifichiamo il riposo e le ore di sonno, con pesanti conseguenze. Così facendo, buttiamo via la nostra salute».