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EDITORIALE

Salvini vola ma il vento del Nord è un rischio

27 ottobre 2018, 15:19

Salvini vola ma il vento del Nord è un rischio

«Alberto da Giussano resta dov’è». Ieri, al termine del consiglio federale, Matteo Salvini ha smentito nuove modifiche al simbolo della Lega, che era già rimasta orfana della parola «Nord». Eliminare anche il guerriero armato di spadone era probabilmente troppo per lo zoccolo duro del partito creato da Bossi. Un partito che Salvini aveva preso in mano malconcio e ridotto ai minimi termini. In cinque anni lo ha cambiato radicalmente: non più forza autonomista relegata al nord, ma partito sovranista, di destra, che ambisce a raccogliere consensi in tutta Italia. In questo modo lo ha portato dal 4 a oltre il 17% nelle urne, e addirittura sopra il 30 nei sondaggi. Ha scelto i temi giusti, quelli che fanno presa sulla gente: sicurezza, immigrati, legittima difesa, qualche proposta rischiosa sulle pensioni e un po’ di condono fiscale che agli italiani fa sempre piacere.
Di questo passo, sostengono tutti i sondaggisti, salvo sorprese, la Lega dovrebbe essere il primo partito alle Europee di fine maggio. Ma, prima o poi, dovrà fare i conti con gli effetti di questa manovra economica che potrebbero essere pesanti proprio al Nord. Il rischio - fa notare sommessamente qualcuno dentro la Lega - è che nella sua furia comunicativa, nell’esasperata personalizzazione di ogni battaglia, Salvini riproponga pregi ed errori dell’altro giovane Matteo della politica italiana, quel Renzi che ha portato il Pd oltre il 40% alle Europee di cinque anni fa e lo ha lasciato quasi moribondo dopo le elezioni del 4 marzo.