Sei in Archivio

LA PAROLA ALL'ESPERTO

Sportello previdenza: i 4 presupposti per la pensione di reversibilità

di Paolo Zani* -

29 ottobre 2018, 21:13

Sportello previdenza: i 4 presupposti per la pensione di reversibilità

IL QUESITO

Vorrei  saperne di più sulla pensione di reversibilità, in particolare sono divorziata con un figlio. Mio marito, scomparso a settembre, si era risposato. Mi spetta una quota? E in generale come si suddivide l’assegno?
G.P.

_____________

Il diritto alla pensione di reversibilità, in caso di coniugi divorziati, non sorge automaticamente alla morte dell’ex coniuge ma devono essere rispettati alcuni presupposti indicati espressamente dalla legge. Vediamo quali:

1 L’ex coniuge superstite non deve essere passato a nuove nozze;

2 Il rapporto lavorativo/contributivo che dà origine alla pensione di reversibilità deve essere insorto precedentemente alla data di divorzio;

3 E’ necessaria la titolarità dell’assegno di mantenimento o divorzile. In caso di liquidazione dell’assegno divorzile in un’unica soluzione, il coniuge divorziato superstite che lo ha ricevuto perde il diritto al trattamento pensionistico ai superstiti, venendo meno il legame patrimoniale con il dante causa (ex coniuge).

4 Devono essere perfezionati, in caso di decesso di soggetto non ancora pensionato, i requisiti per il diritto alla pensione di reversibilità.

Se l’ex coniuge è passato a nuove nozze, come in questo caso specifico, la titolarità della pensione di reversibilità è in capo al nuovo coniuge ma quello divorziato, in presenza dei requisiti più sopra esposti, ha diritto ad una quota di pensione. La legge non stabilisce quote di ripartizione predefinite quindi il coniuge divorziato dovrà rivolgersi al Tribunale per ottenere il riconoscimento del proprio diritto e la determinazione della quota spettante.L’importo del trattamento pensionistico complessivamente attribuibile al coniuge superstite e al coniuge divorziato è pari al 60% della pensione già liquidata o che sarebbe spettata al lavoratore deceduto. La sentenza del giudice costituisce giuridicamente il titolo per la determinazione dell’ammontare delle relative quote spettanti.
Il Magistrato per stabilire la ripartizione deve rispettare alcune regole: la durata dei rispettivi matrimoni con l’applicazione di alcuni correttivi quali le condizioni economiche e personali dell’ex coniuge e dell’attuale coniuge, l’importo dell’assegno divorzile ed anche i periodi delle rispettive eventuali convivenze pre-matrimoniali, condizioni di salute, differenza di età tra i coniugi.

Per quanto riguarda invece il diritto alla reversibilità da parte del figlio se questo è minorenne non ci sono problemi di sorta. Nel caso di figlio maggiorenne inabile a qualsiasi proficuo lavoro è richiesto il requisito della vivenza a carico del dante causa. Il limite di non autosufficienza per l’anno 2018 è pari a 16.664,36 euro annui per gli invalidi civili totali e di 22.861,82 euro per i figli totalmente inabili che necessitino di assistenza continua.
Per i figli studenti maggiorenni che non prestino lavoro retribuito o con un reddito derivante da attività saltuaria e con modesta retribuzione la pensione di reversibilità spetta fino a 21 anni se studenti di scuola media o professionale e fino a 26 anni per gli studenti universitari per la sola durata del corso legale di laurea; anche in questo caso è richiesto il requisito della vivenza a carico. La condizione della non autosufficienza economica sussiste quando il reddito individuale del superstite, non supera i 659,00 euro mensili.


*www.tuttoprevidenza.it

___________________

Inviate le vostre domande su fisco, lavoro, casa, previdenza a
esperto@gazzettadiparma.net