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EDITORIALE

Grandi opere, piccola visione: lo strabismo grillino

di Aldo Tagliaferro -

30 ottobre 2018, 16:59

Grandi opere, piccola visione:  lo strabismo grillino

Cosa avrà raccontato ieri a Dubai Chiara Appendino? Già, perché mentre sotto la Mole la società civile spinta da un tragico contrappasso dei nostri tempi scendeva in piazza contro la Giunta comunale che stava votando lo stop all'alta velocità, il sindaco di Torino cercava di convincere gli investitori degli Emirati a puntare sul Piemonte. E' l'ennesimo esempio dello strabismo grillino: una mano cerca di attirare capitali e l'altra nega gli investimenti necessari al Paese. Nel caso specifico la Tav serve a impedire che i grandi flussi europei ci taglino fuori a favore di rotte settentrionali, a evitare un conto salato (2,5 miliardi...) in caso di stop e a incrementare l'occupazione: Telt calcola 8mila posti di lavoro (dagli attuali 800) con l'avvio dello scavo del tunnel del Moncenisio.
Le grandi opere sono un volano di crescita e l'Italia ne ha un gran bisogno. Per questo troppe cose sconcertano: il no a prescindere, la distanza fra le promesse e i risultati (le retromarce su Ilva e Tap stanno già costando care a M5S) e soprattutto l'assenza di visione strategica, perennemente immolata sull'altare del pregiudizio. Con lo stesso metodo Di Maio ha annunciato per Alitalia e Fs un faraonico quanto improbabile piano per "la prima compagnia al mondo che mette insieme aerei, ferro e gomma". Peccato che di fronte a ogni infrastruttura - mettiamoci dentro anche il Terzo Valico - poi si dica no. E che la Lega troppo spesso chiuda un occhio per tenere in piedi la baracca.