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LA PAROLA ALL'ESPERTO

La Naspi resta se il denaro percepito non deriva dal lavoro

31 ottobre 2018, 21:19

La Naspi resta se il denaro percepito non deriva dal lavoro

IL QUESITO
Mia moglie ha un contratto a tempo determinato che scadrà a fine 2018. Entro l'anno entrerà in possesso di una somma di denaro, circa 30/40 mila euro che saranno investiti per l'acquisto di una casa per nostro figlio. Vorrei sapere se questo introito di denaro pregiudica l'accesso alla Naspi per l'anno 2019.
A.C.

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Paolo Zani *
No, direi di no! Soprattutto se, come pare di capire, la somma di denaro cui verrà in possesso sua moglie non è frutto di attività lavorativa. Innanzitutto è opportuno precisare che la Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego), la provvidenza che ha sostituito l’indennità di disoccupazione, è una prestazione di natura previdenziale vale a dire che spetta solo in presenza di versamenti contributivi e nel rispetto di altri requisiti sanciti dalla legge. Questo per evidenziare che, a differenza di interventi di natura assistenziale come l’assegno sociale o le pensioni di invalidità civile, il possesso di redditi non fa venir meno il diritto alla prestazione. Nel caso della Naspi si parla più precisamente di incumulabilità con eventuali redditi; ma questi redditi sono indicati espressamente dalla legge e sostanzialmente, come detto, sono redditi derivanti da attività lavorativa sia alle dipendenze che autonoma.
TIPOLOGIE DI REDDITO
Nello specifico si tratta dei redditi derivanti da borse di studio e di assegni di ricerca, essendo riconducibili a vere e proprie attività di lavoro, così come il reddito da lavoro dipendente, autonomo o Co.Co.Co. In questi casi, e solo in questi casi, sussiste l’obbligo di comunicare all’Inps, entro un mese dall’inizio, l’instaurazione di tali rapporti, dichiarando in via presuntiva l’ammontare del reddito che ne deriverà; in tali circostanze la Naspi verrà ridotta o sospesa in base alla durata del rapporto e all’entità del reddito percepito. Non si fa cenno a redditi di altra natura.
CONTRATTO A TERMINE
Un’altra cosa importante: il diritto alla Naspi insorge nel caso di cessazione dell’attività lavorativa per licenziamento o per dimissioni per giusta causa. E’ prevista però un’eccezione nel caso di scadenza di un contratto termine: se il contratto non viene rinnovato o trasformato, la scadenza del contratto è equiparata al licenziamento. Quindi anche per questo aspetto, nel suo caso, non ci sono problemi di sorta.
Le ricordo che la richiesta di Naspi va inoltrata all’Inps competente per territorio (quella di residenza) esclusivamente per via telematica entro il termine tassativo, a pena decadenza, di 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.
SPERIMENTAZIONE
Dal 23 febbraio 2018 l’Inps ha dato il via una sperimentazione su un campione di soggetti : il servizio di accesso semplificato alla Naspi. Se il lavoratore possiede già le credenziali per l’accesso ai servizi web dell’Inps (Pin), sarà lo stesso istituto ad avvertirlo di aver diritto alla prestazione, e a rendere disponibile un modulo online precompilato per richiederla. Al di là di questo, io consiglio sempre di presentare la domanda di Naspi il più presto possibile, avvalendosi, se il caso, del servizio dei patronati.
* www.tuttoprevidenza.it

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