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REGGIO EMILIA

Processo Aemilia: condanne per oltre 1.200 anni di carcere

I giudici hanno letto in aula la sentenza. Nel rito ordinario sono state 24 le assoluzioni

31 ottobre 2018, 19:41

Processo Aemilia: condanne per oltre 1.200 anni di carcere

Oltre 1.200 anni di carcere: li ha inflitti il collegio di Aemilia al termine del maxi-processo di 'Ndrangheta. A quanto risulta dal dispositivo letto in tribunale a Reggio Emilia: si tratta di 118 condanne in rito ordinario (la più alta a 21 anni e otto mesi) e di altre 24 in abbreviato per 325 anni, per reati commessi dal carcere durante il processo. Le sentenze hanno sostanzialmente ricalcato le richieste dei pm della Dda Beatrice Ronchi e Marco Mescolini. 

Nel rito ordinario sono state 24 le assoluzioni del collegio presieduto da Francesco Maria Caruso e composto dai giudici Cristina Beretti e Andrea Rat, per cinque imputati non si procederà perché i reati sono prescritti, mentre un imputato è deceduto prima della sentenza.

La pena più alta è stata inflitta a Carmine Belfiore, 21 anni e otto mesi. Condannati, tra l’altro, Gaetano Blasco (21 anni), Michele Bolognino (20 anni e 7 mesi) e Giuseppe Iaquinta (19 anni), imprenditore e padre dell’ex bomber. Nell’abbreviato, con sconto di un terzo della pena, 16 anni e 4 mesi per Gianluigi Sarcone e a 16 anni per Palmo e Giuseppe Vertinelli.
I pm nella loro requisitoria avevano ricostruito l’esistenza di una cellula radicata di 'Ndrangheta al nord e in particolare in Emilia, autonoma e organizzata. 

IL SINDACO DI REGGIO LUCA VECCHI: "LA SENTENZA NON E' UN PUNTO DI ARRIVO". «La sentenza emessa oggi conferma nella sostanza l’impianto accusatorio, così come aveva fatto alcuni giorni or sono il pronunciamento emesso a Bologna. Non è un punto d’arrivo, è un punto processuale fermo e importante nella storia di una comunità che ha in questi anni affrontato con consapevolezza e decisione la sfida a favore della legalità». E’ il commento del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi alla sentenza del processo.
«Prendiamo altresì atto - prosegue - dell’accoglimento pieno della Costituzione di parte civile da parte dell’Amministrazione del Comune capoluogo».
Per Vecchi, Aemilia «ha senz'altro rappresentato un punto di svolta per Reggio Emilia. Ritengo - continua - abbia ridefinito la scala di priorità nel porsi davanti al pericolo mafioso e abbia almeno in parte modificato il Dna delle relazioni istituzionali intese in senso largo, di fronte a un fenomeno che oggi conosciamo sicuramente meglio grazie al lavoro dei Pm e dei giudici. Proprio loro, unitamente a molti autorevoli studiosi ed esperti ci hanno consegnato un contributo fondamentale in questi anni: ci hanno insegnato fra l’altro che, al cospetto di uno scenario quale quello che abbiamo verificato nel reggiano, occorre avere il giusto mix di rigore, costanza e di lucidità per non lasciarsi travolgere ma per rendere sistemica una battaglia a favore dello Stato di Diritto, a difesa della democrazia».

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