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EDITORIALE

Reddito di cittadinanza: i conti non tornano

di Domenico Cacopardo -

31 ottobre 2018, 14:13

Reddito di cittadinanza: i conti non tornano

Partiamo dai numeri, facendo il conto della colf (della serva). Reddito di cittadinanza 750 euro al mese per 13 mensilità 9.750. Per comodità di ragionamento arrotondiamo a 10.000.
Platea dei possibili beneficiari: 6.000.000 di italiani. Spesa totale annua 60 miliardi di euro. Se fossero 5.000.000: totale annuo 50 miliardi. Nel 2019 l’operazione dovrebbe partire ad aprile (in tempo per le elezioni europee). Il costo, quindi, sarebbe di tre quarti (1 trimestre di risparmio). Quindi, per 6.000.000, 45 miliardi; per 5.000.000, 37,5 miliardi.
Cifra stanziata nella legge di stabilità: euro 9 miliardi, uno dei quali destinato al rilancio degli uffici del lavoro.
Certo, dirà qualcuno, ma non tutti avranno il beneficio pieno, i 750 euro. Ci sarà una graduazione, perciò riduzioni per chi possiede una casa, per chi fa parte di un nucleo familiare con qualche altra fonte retributiva. Per graduare, occorre esaminare i casi uno per uno.
E qui entrano in ballo gli uffici del lavoro, il problema più bello e più difficile.
Informatizzazione insufficiente, hardware obsoleto, organizzazione borbonica. Per farne qualcosa di simile agli omologhi tedeschi, ci vogliono dai 3 ai 5 anni, miliardi di investimenti e personale specializzato (che non c’è). Allo stato, ogni dipendente del ministero del Lavoro, dai commessi ai direttori generali, dovrebbe esaminare almeno 700 posizioni personali (e poi gestire 3 proposte di lavoro, pari a 2.100 file). Come si possono definire 6 o 5 milioni di posizioni personali da qui ad aprile?
A parte l’abissale lontananza tra le somme occorrenti e quelle stanziate, rimane la concreta impossibilità di realizzare il progetto pomposamente denominato «Reddito di cittadinanza».
Poiché il governo (e i 5 Stelle) non possono perdere la faccia, si procederà sulla base di autocertificazioni (oltre metà dei possibili beneficiari sono in Campania e in Sicilia).
È probabile che 6 o 5 milioni di italiani autocertificheranno le proprie condizioni di indigenza totale e, quindi, di titolarità del beneficio. Una truffa, come l’autocertificazione per i vaccini.
Una truffa che permetterà, tuttavia, di distribuire quattrini prima delle elezioni europee. E poi per un paio di mesi. Poi si vedrà.
Questi i conti della colf.