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Alzheimer: un dramma per malati e famiglie. Caffarra: "Il peggioramento si può rallentare"

Alla Croce Rossa, davanti a un pubblico di militi e operatori sanitari, «lezione» divulgativa del docente:«Cure farmacologiche e sollecitazioni cognitive ad hoc combinate insieme danno buoni risultati»

di Katia Golini -

04 novembre 2018, 12:04

Alzheimer: un dramma per malati e famiglie. Caffarra:

Soffriva di allucinazioni uditive e deliri di gelosia, Auguste Deter. Deficit di memoria, problemi di orientamento, difficoltà a parlare, attacchi di aggressività: un caso davvero delicato e soprattutto non legato a disturbi psichiatrici «tradizionali» in una donna appena 50enne. Siamo all'inizio del Novecento quando viene stilata in una clinica tedesca la prima diagnosi di demenza presenile della storia. A scriverla i medici Alois Alzheimer (che darà il nome alla malattia) e i due italiani Ugo Cerletti e Gaetano Perusini.

C'è un po' di storia e tanta attualità nell'intervento di Paolo Caffarra, uno dei massimi esperti di malattie neurologiche degenerative, specialista in Neurologia, in pensione ma ancora attivo nella didattica e ricerca presso la sezione di Neuroscienze dell'Università di Parma, tra i fondatori del Centro per i disturbi cognitivi e demenze dell'Ausl, un'eccellenza indiscussa. Parla alla Croce Rossa di fronte a una platea di militi, operatori sanitari, volontari e semplici cittadini interessati all'argomento che riguarda un numero sempre più alto di pazienti e famiglie, principali colonne della cura e dell'assistenza ai malati affetti da deficit cognitivi.

Caffarra porta esempi, racconta casi specifici: la sua missione è rompere la catena delle false credenze e soprattutto rendere divulgativo l'argomento a cui ha dedicato una vita di studi e ricerche. Parte dai numeri, per dare l'idea delle dimensioni del problema. «Ogni anno il numero cresce di circa 10 milioni. Si calcola che nel 2030 i casi diagnosticati nel mondo supereranno i 75 milioni, un nuovo caso ogni 3,2 secondi. Sono 10mila nel Parmense, 6.600 solo a Parma i malati in cura - spiega Caffarra -. Il dato positivo è che in Europa l'incidenza della malattia è in leggera flessione, per effetto dei corretti stili di vita. Il trend su scala mondiale è però in costante crescita».

Dall'epidemiologia alla diagnosi («Serve tempo, si tratta di diagnosi complesse, difficili anche per le implicazioni e gli effetti sui familiari» dice il professore), fino alle varie forme di demenza («La malattia di Alzheimer è la più frequente, ma ne esistono numerose altre»). Descrive i sintomi più frequenti, i primi segnali premonitori, quindi si inoltra nella casistica dei fattori di rischio: «Esistono fattori di rischio non modificabili, come l'età o determinati fattori genetici, ma esistono fattori di rischio modificabili. E' provato che aumento della pressione arteriosa, obesità, fumo, inattività fisica, diabete, depressione, bassa scolarità possono incidere negativamente sull'insorgere e sul progredire delle demenze. Sul grado di preparazione culturale va precisato che le persone più colte e intellettualmente dotate, si dice con una buona riserva cognitiva, si ammalano più tardi, ma la malattia, una volta manifesta, procede con maggiore virulenza».

Caffarra infine si concentra sull'aspetto terapeutico. Malattia di Alzheimer e deficit cognitivi non si possono fermare, ma si possono rallentare. «E' provato - sottolinea il professore - che terapie farmacologiche abbinate a stimolazioni cognitive ad hoc danno buoni risultati». E c’è la speranza che nel prossimo futuro ci possano essere anticorpi monoclonali contro l’amiloide, la sostanza maggiormente responsabile dello sviluppo della malattia.

Non sono mancati nella relazione alcuni consigli utili. «A Parma il paziente è seguito bene. Una volta che entra nel circuito del Centro disturbi cognitivi e demenze viene assistito e preso in cura. Un primo riferimento per le famiglie che hanno bisogno può essere l’Aima (Associazione italiana malattia di Alzheimer), sede in via Verona, che dà assistenza alle famiglie e a coloro che devono provvedere all'assistenza».