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IL TEST

Jeep Compass, il Suv buono per tutte le stagioni

La trazione integrale resta nel Dna, ma il comfort di bordo aumenta: in 4 metri e 39 ecco lo sport utility più «equilibrato» del brand americano

di Lorenzo Centenari -

13 novembre 2018, 17:20

Jeep Compass, il Suv buono per tutte le stagioni

L’«understatement» di Jeep Renegade, l’espressione un po’ altezzosa di Cherokee. Proporzioni, infine, che tra le due si piazzano esattamente in mezzo. Lungo 4 metri e 39, Jeep Compass è lo sport utility per tutte le occasioni: buono per la classica famiglia, adatto al manager che cura l’immagine senza voler a tutti i costi emergere, su misura infine anche per quegli avventurieri che ad abbandonare la via maestra, di tanto in tanto, non resistono.

Già, perché nonostante il marchio Jeep sia imborghesito (per tempi di reazione e grafica del display capacitivo da 8,4”, l'infotainment UConnect 4.0 si avvicina a standard premium), l’«heritage» 4x4 non è sfumato affatto: in edizione a trazione integrale, e con manopola Selec Terrain ruotata in corrispondenza del tipo di fondo da attraversare (Fango, Sabbia, Neve, Roccia, oppure Auto), Compass digerisce anche melmose mulattiere, appuntite pietraie e scivolose pendenze.

Si paga, la trazione 4WD, eccome se si paga: tra la 1.4 Turbo Multiair 2 in configurazione due ruote motrici e la versione integrale corrono 6.350 euro (37.400 Compass 4WD turbo benzina Limited), in compenso crescono anche potenza (da 140 a 170 Cv) e piacere di guida, visto che a snocciolare le marce, anziché il cambio manuale, è un moderno automatico a 9 rapporti (per la verità non sempre ortodosso nel funzionamento, specie a freddo).

Cavalli a volontà e prestazioni di tutto riguardo (200 km/h di massima, 0-100 km/h sotto i 10 secondi), tuttavia il Suv che proprio con Renegade condivide la piattaforma (ma che a differenza del fratellino è di passaporto messicano) non ha alcuna ambizione sportiva. Perché il feeling al volante non ispira slalom alla Alberto Tomba, idem lo chassis, confortevole quanto vuoi, ma incline al rollio quando il rettilineo lascia al posto alle curve. Meglio perciò assecondarne il carattere di station wagon alta (molto più alta) da terra (più che dignitosa la capacità di carico di 438 litri), al massimo di veicolo off-road che all’occasione si disimpegna con classe.

Si diceva del comfort di bordo: una volta acquistata confidenza con il suo linguaggio, il quadro strumenti interamente digitale è un assistente attento ad ogni particolare (perché non l’head-up display?), mentre qualità dei materiali, assorbimento asperità (anche con cerchi da 19”) e insonorizzazione rivaleggiano (anche se manca il definitivo salto in avanti) con Suv di ben altre pretese. Di soluzioni portaoggetti non ne mancano, in seconda fila tre passeggeri (causa la sporgenza del tunnel di trasmissione) rischiano invece di strofinarsi l’uno con l’altro: nonostante il vasto spazio per le gambe, meglio essere in due. Ah, i consumi: lo schema 4x4 pesa 100 kg, ma i 15 con un litro sono alla portata anche di «piedone».

SECONDO NOI
PREGI
Immagine Il Dna Jeep si riconosce a distanza. Più grande di una Renegade, più compatta di una Cherokee: “politically correct”
Infotainment Il software è veloce, il display “touch” chiaro e dalla grafica moderna: passi avanti
Versatilità Su strada è una passista onesta, in off-road scodella una disinvoltura 100% Jeep
DIFETTI
Trasmissione Il cambio sequenziale a 9 marce è sin troppo dolce, i passaggi di marcia talvolta poco naturali
Sterzo Idem come sopra: volante morbido e progressivo, ma qualora vogliate impegnarvi nel misto, il feeling è un po’ debole