Sei in Archivio

EDITORIALE

Pd in cerca del segretario. Ma la strada è in salita

di Luca Tentoni -

21 novembre 2018, 14:57

Pd in cerca del segretario. Ma la strada  è in salita

La lunga corsa per la conquista della segreteria del Pd è finalmente iniziata. Si concluderà a circa un anno dalla sconfitta del 4 marzo 2018 alle elezioni politiche: non poco, considerando che si avvicinano le europee (26 maggio 2019) e che il nuovo leader del partito entrerà in carica appena in tempo per approntare le liste degli aspiranti eurodeputati del Pd.
In un'intervista, uno dei principali candidati - l'ex ministro dell'Interno Minniti - si è detto preoccupato per l'ipotesi che alle primarie nessun candidato raggiunga il 51% dei voti ("sarebbe uno scacco per il partito"). In effetti, se ciò accadesse, sarebbe l'assemblea dei delegati a scegliere il segretario, forse con un accordo fra due dei primi tre classificati, che verrebbe visto come un patto di potere fra correnti e notabili per far prevalere un leader (o, più verosimilmente, per impedire che un altro leader vinca). Ad oggi, nessuno fra Zingaretti, Minniti e Martina sembra in grado di superare il 50% dei consensi popolari, ma se ci uno di loro ci riuscisse - miracolosamente - supererebbe l'asticella di poco. In una situazione nella quale il Pd è spaccato e i sussurri su una possibile scissione sono diventati voci sempre più insistenti, vincere col 51% unirebbe il partito o lo sfascerebbe definitivamente? Poiché l'unico esito che chiuderebbe ogni discussione è una vittoria col 60-70% dei voti che oggi nessuno appare in grado di conseguire è facile pensare che il nuovo segretario si troverà ben presto di fronte a problemi di gestione non facili da risolvere. Fin qui, inoltre, siamo al confronto fra nomi e personalità, ma il nodo è altrove. Quali sono i programmi, le alleanze, le strategie? Quanto sono realistiche? Quanto tempo occorre per far rialzare un partito crollato dal 40% delle europee al 18% delle politiche? Ma, soprattutto, c'è un messaggio capace di riconquistare prima l'attenzione, poi la simpatia, infine il consenso di ampie fasce dell'elettorato che hanno abbandonato il Pd (in gran parte, forse, per sempre)? Sono tutti problemi da affrontare, visto che si è già perso un anno e che il Pd dovrebbe tenersi pronto nell’eventualità di elezioni anticipate o soltanto di una (per ora poco probabile, a breve) crisi di governo. La corsa è iniziata, ma nel merito non si è ancora entrati, perchè le prime dichiarazioni dei contendenti sono generiche. In più, come si diceva, c'è un settore del Pd in attesa, quello renziano. Se l'ex presidente del Consiglio riuscisse a "controllare" il partito anche dopo l'elezione del nuovo segretario, l'ipotesi di una scissione diventerebbe remota. Ma se non ce la facesse, la prospettiva di un piccolo partito macroniano (un “En Marche!” all'italiana) potrebbe spuntare, erodendo ancora di più la già fragile ed esile base elettorale del Pd. Ancor prima di iniziare, la prossima fase della storia del Pd si preannuncia tormentata e difficile.