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LIBRI

"Il bugiardino dei libri" di Marilù Oliva: "Il caos da cui veniamo"

di Marilù Oliva -

23 novembre 2018, 19:55

TITOLO: Il caos da cui veniamo
AUTRICE: Tiffany McDaniel
TRADUTTRICE: Lucia Olivieri
EDITORE: Atlantide
ANNO: 2018
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Composizione ed eccipienti:
Pubblicato in prima edizione mondiale da Edizioni di Atlantide insieme alla raccolta di poesie inedite della scrittrice (“Queste voci mi battono viva”), “Il caos da cui veniamo” è il secondo romanzo di Tiffany McDaniel, dopo l’entusiasmante esordio “L’estate che sciolse ogni cosa”. Nata in Ohio nel 1985, Tiffany ha costruito la narrazione a partire dalla biografia della madre (nel libro è la voce narrante, Bitty Lazarus) e della sua scalcagnata famiglia, il caos originario appunto. Una famiglia meticcia – il padre è di origine pellerossa – considerata da alcuni un morbo, con una madre reduce da radici che l’hanno devastata e un padre spesso vilipeso per il colore della sua pelle, ma dotato di una fantasia immaginifica, e otto tra fratelli e sorelle, di cui due morti. Su di loro pende l’ipoteca della precarietà, delle ferite che ciascuno si porta dietro, dei segreti inconfessabili, dei tradimenti, delle scoperte, della ferocia a cui talvolta si abbandona una madre che non sa inserirsi nel mondo e si abbandona alla sua rovinosa disperazione.
All’inizio, Britty si lascia cullare dal flusso degli eventi in quella maniera ipnotica che hanno i bambini che, al di là di ogni orrore, riescono a mantenere intatti i propri scampoli di purezza. Nata in Arkansas, luogo per lei ormai remoto dove il padre sfama la famiglia lavorando in miniera, la piccola protagonista si trasferisce coi suoi in Ohio, un luogo fervido e palpitante, pieno di lucertole schiacciate sotto le ruote delle auto, circondato da monti, lambito da una comunità che a sua volta può essere fonte di ferite.
Sullo sfondo, la storia sociale degli anni che vanno dai Cinquanta ai Settanta, con le sue manifestazioni di intolleranza razzista, con le disparità di una popolazione educata su principi puritani: gente che custodisce in ogni casa una Bibbia richiamata nelle citazioni a inizio di ogni capitolo. Un’epoca in cui la svalutazione delle donne si rispecchia nei pregiudizi e nelle prevaricazioni. Ma anche nelle reazioni dell’universo femminile, nelle loro passioni, nelle loro sconfitte, nei loro aneliti (a tal proposito, consiglio di leggere anche il libro di cui parlavo sopra, una silloge di poesie dell’autrice, uscito in contemporanea a questo volume: “Queste voci mi battono viva”). Pagina dopo pagina, la saga dei Lazarus vi emozionerà, vi indignerà, vi sconquasserà e infine vi commuoverà, lasciandovi comunque la bella sensazione che state leggendo qualcosa di prezioso.
Per concludere: Tiffany McDaniel è un’autrice strepitosa. Usa il coltello come calamaio e la pioggia come inchiostro. Porta avanti narrazioni dalla potenza epica con uno stile immediato ed elegante, mai barocco, mai ridondante. Ogni parola al posto giusto, nulla di ostentato, tutto ciò che occorre viene disvelato. Spesso l’autrice si lascia andare a metafore visionarie che sono un vero piacere per gli amanti delle belle scritture. Sa passare con disinvoltura dalle lacerazioni della pelle e dell’anima alle danze di farfalle, alle sequoie altissime, alle melodie della natura. Con lei – e con pochissimi altri – si ha la sensazione di essere in perfetto equilibrio nel bel mezzo di un ciclone.

Indicazioni terapeutiche:
Questo libro è un toccasana per chi è afflitto da tormenti.

Consigliato a tutti, benefico:
Creature a pezzi.
Chi soffre di rigurgiti razzisti.
Chi ha un accento sgraziato che assomiglia a una cascata di spilli, come la gente dell’Ohio.
Chi sogna di essere una principessa.
Chi non accetta la propria pelle e fa offerte al fiume per cambiarne il colore

Controindicazioni:
Questo libro non è adatto a chi “non fa altro che tessere ragnatele con la lingua” o a chi “è molesto come un nugolo di moscerini in soffitta”

Posologia, da leggersi preferibilmente:
Gustando un cucchiaino di miele o di nettare di caprifoglio.

Effetti indesiderati:
Cercherete i diamanti nelle cortecce degli alberi.

Avvertenze:
Non andate a cercare qualche foro nelle pareti di casa o negli alberi del giardino.

Pillole:
1.
«Avere sette anni continuò a non essere affatto facile. Quando ne ebbi otto e fu di nuovo estate, mia madre si tagliò i polsi. Papà cercò di arginare in qualche modo tutto quel sangue.
Non era la prima volta che mia madre tentava di uccidersi. Una volta la vidi seduta immobile sull’orlo del letto. Ricordo di aver pensato che i limoni stampati sul suo abito fossero troppo brillanti».
2. «A volte credo che l’universo sia un semplice chiarore. Un puntino luminoso, come quello di una sigaretta nel buio. Tutte le stelle, i pianeti, le galassie, l’infinito, è tutto contenuto nella punta di una sigaretta accesa in mano a un uomo appoggiato a un muretto che osserva una ragazza passare. La ragazza sta andando a casa. Lui sa che lei non ci arriverà»


Biografia redattrice
Marilù Oliva vive a Bologna, dove porta avanti la sua attività di scrittrice e insegnante di lettere alle superiori.
Ha pubblicato con HarperCollins il thriller "Le spose sepolte"
Con Elliot è uscita la Trilogia della Guerrera, seguita, nel 2015, dalla Trilogia del Tempo, di cui Questo libro non esiste (2016) ha vinto il Premio Scerbanenco dei Lettori. I suoi romanzi sono di ambientazione noir, con uno sguardo particolare verso alcuni aspetti sociali e verso quelle persone che l'autrice definisce "categorie non protette" (precari, anziani, folli, disillusi e sognatori) e con un procedimento investigativo attento, che però resta in secondo piano rispetto all'indagine umana. Da sempre si occupa di questioni di genere e di attualità. Ha curato due antologie patrocinate da Telefono Rosa: Nessuna più – 40 autori contro il femminicidio (2013) e Il mestiere più antico del mondo? (novembre 2016), progetti nei quali ha coinvolto autori come Maurizio de Giovanni e Dacia Maraini.
Collabora con diverse riviste, tra cui Huffington Post, ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero.it

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