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EDITORIALE

Giuriamo di non avere più paura del futuro

di Michele Brambilla -

02 dicembre 2018, 15:58

Giuriamo di non avere più paura del futuro

Si avvicina il Natale e cominciamo a pensare ai regali. A volte, anzi spesso, il pensiero ci mette in ansia. Che cosa possiamo regalare, ad esempio, ai nostri figli? Ci pare abbiano già tutto. E allora facciamo quello che non si dovrebbe fare, e cioè chiediamo loro: che cosa desideri? Ci rispondono: «Niente, regalami dei soldi».
«La notte di Natale del 1948, accanto al presepio - l’albero non si usava - la maggioranza dei bambini italiani trovò come regalo un sacchetto di mandarini. A volte nemmeno quelli. Iva, una bambina di Gallicano in Garfagnana che allora aveva dieci anni e ora ne ha ottanta, ricorda un sacchetto di fichi secchi, ceci, castagne. Sulle Langhe la piccola Anna ebbe una mucca di terracotta piena di caramelle».
Queste ultime righe fra virgolette sono una citazione: è l’incipit del nuovo libro di Aldo Cazzullo, “Giuro che non avrò più fame” (Mondadori, 254 pagine, 18 euro), che abbiamo presentato pochi giorni fa alla libreria Feltrinelli di via Farini. Anna, la bambina che ebbe in dono una mucca di terracotta, è sua madre, la madre di Aldo Cazzullo, e ricorda ancora con commozione la felicità che provò quella notte di Natale.
In questo tempo in cui siamo preoccupati, quando non terrorizzati, perché il Pil va giù e lo spread va su, consiglio caldamente a tutti la lettura del libro di Cazzullo, dedicato agli anni della ricostruzione italiana post seconda guerra mondiale. Lo consiglio soprattutto ai giovani, che si sentono ripetere spesso che sono sfortunati, perché sono «la prima generazione della storia destinata a star peggio della precedente». E solo in un tempo come questo, in uno sciagurato tempo come questo in cui si è persa non solo la memoria, ma anche la voglia di rinfrescarla, si può fare un’affermazione del genere. I giovani di oggi stanno indubbiamente affrontando una lunga crisi economica: ma una crisi dovuta al fatto che il mondo di oggi ha elevato a suo idolo il dogma secondo il quale bisogna crescere sempre più di quanto si sia cresciuti l’anno prima, il che (la crescita perenne ed esponenziale) è un concetto che non esiste in natura. E - soprattutto - i giovani di oggi sono i secondi (i primi siamo stati noi, loro genitori) a non aver mai dovuto affrontare una guerra. I nostri nonni fecero quella del ‘15-‘18, le loro famiglie furono decimate, quando non dalle armi, dalla “spagnola” e dalla miseria; i nostri genitori vissero la dittatura e la seconda guerra mondiale, i bombardamenti sulle città, la fame.
Eppure quelle generazioni seppero rialzarsi, seppero ricostruire un’Italia messa infinitamente peggio di quella di oggi, come racconta Cazzullo nel suo bellissimo libro. «Giuro che non avrò più fame» è la frase che, in “Via col vento”, pronuncia Rossella O’Hara quando torna a Tara, la sua tenuta, e la trova distrutta dalla guerra. Quel film è del 1939, e fu il primo film americano che gli italiani poterono vedere dopo la fine della guerra e della censura fascista. «Giuro che non avrò più fame» fu il grido non disperato, ma di forza, della generazione dei nostri padri e delle nostre madri, uomini e donne che vollero preparare per noi un futuro migliore, e ci riuscirono.
Come ci riuscirono? Certo che gli americani ci aiutarono. Ma quei soldi, e quelle scatolette di carne, non sarebbero servite a niente se non ci fossero state, nel nostro popolo, una fede, una speranza, una capacità di fare gruppo, squadra, comunità. Democristiani e comunisti si prendevano anche a cazzotti come nei film di don Camillo, ma insieme facevano la Costituzione, insieme creavano lavoro con le cooperative bianche e rosse, insieme edificavano una democrazia dove governa la maggioranza, ma sapendo rispettare e ascoltare la minoranza.
Oggi siamo ancora - scrive Cazzullo - un Paese da ricostruire. Bene. Dopo le elezioni del 4 marzo, scrivemmo su questo giornale che, non avendo vinto nessuno, era necessario, vitale, che tutti collaborassero per il bene comune, sapendo rinunciare ciascuno a qualcosa. Purtroppo siamo qui a vedere che non solo c’è guerra fra opposizione e maggioranza, ma c’è guerra anche all’interno della stessa maggioranza.
E l’Italia è un Paese da ricostruire, più che sull’economia, proprio su questo: sul recupero di quello spirito che avemmo nel dopoguerra. Spirito di unità, di collaborazione reciproca, di fiducia nel futuro. È questa la “manovra” più importante e urgente da fare: e che, tra l’altro, non costerebbe nulla, non farebbe aumentare il debito pubblico, non richiederebbe neppure l’approvazione dell’Europa.

michele.brambilla@gazzettadiparma.it