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PILOTTA

Verde: «La Scapigliata andrà al Louvre, ma prima un grande evento a Parma»

03 dicembre 2018, 05:00

Verde: «La Scapigliata andrà al Louvre, ma prima un grande evento a Parma»

KATIA GOLINI

Una mostra sulla Scapigliata in Pilotta nell'estate del 2019, poi la tavola andrà a Parigi. Si poteva celebrare in tanti modi il cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci (1452-1519), artista e scienziato, simbolo del Rinascimento. Parma ha scelto di farlo chiamando a curare un'iniziativa sul genio italiano uno dei maggiori esperti al mondo. Soltanto dopo, il pregiato dipinto conservato in Pilotta sarà esposto nella mostra del Louvre, il museo che conserva la maggior parte dei capolavori del maestro, seconda occasione per promuoverne la notorietà internazionale.

Le celebrazioni leonardesche sono al centro di un dibattito, con la Francia già pronta ad affrontare la sfida e l'Italia che cerca di riorganizzarsi, anche grazie all'intervento della sottosegretaria ai Beni culturali Lucia Borgonzoni intenzionata a riprendere il filo del discorso e a ribadire che anche il nostro Paese dovrà avere un ruolo di primo piano nel 2019 con iniziative di rilievo e prestigio in onore dell'artista.

Prima una mostra «tutta nostra», quindi la partecipazione alla rassegna in programma al Louvre. La doppia-scelta di partire da Parma e finire a Parigi porta la firma di Simone Verde, direttore del complesso monumentale della Pilotta, sempre più attivo sul fronte degli scambi internazionali. In cambio del prestito riceverà 10.000 euro per il restauro di altre opere pregiate della Galleria e il prestito di un importante disegno per la mostra che si terrà in città.

Direttore, per lei e per Parma è un orgoglio che la Scapigliata sia esposta nella grande mostra del Louvre in programma dal 24 ottobre 2019 al 24 febbraio 2020? E comunque anche la Pilotta farà la sua parte nelle celebrazioni in città?

«È un orgoglio aver ricevuto una lettera della Regina Elisabetta che ci accorda il prestito di due disegni di Leonardo per una mostra in Pilotta nella prossima estate, a cura di Pietro Marani, uno dei più grandi studiosi dell’artista. È, ovviamente, utile alla reputazione della Scapigliata il prestito al Louvre».

In cambio il Louvre farà qualcosa per Parma?

«I prestiti portano quasi sempre in giro le stesse opere e, poiché in cambio viene accettato il loro restauro, ci si ritrova con interventi reiterati sugli stessi capolavori. La Pilotta ha ideato uno stratagemma: noi prestiamo un’opera e, se non ha bisogno di interventi, chiediamo il restauro di un’altra. Con la Scapigliata interverremo sui Dodici apostoli di Murillo, invisibili da decenni e che i parmigiani scopriranno presto in tutto il loro splendore in una sala apposita».

Nelle sue dichiarazioni a un quotidiano nazionale è molto duro con l’Italia. È davvero un Paese masochista?

«L’Italia ha un passato di cui va molto orgogliosa, ma poi si lacera perdendo influenza in un mondo sempre più competitivo. Anche i francesi o gli inglesi litigano, ma di fronte a obiettivi strategici ritrovano unità. Nella scorsa legislatura è stato deciso uno scambio incomprensibile per cui l’Italia avrebbe celebrato Raffaello e la Francia Leonardo. Bisogna riconoscere alla sottosegretaria Lucia Borgonzoni notevole coraggio nell’affrontare questa situazione, per rafforzare i nostri festeggiamenti e presentarci in maniera più forte nel 2019. Mi sembra nostro dovere contribuire tutti, senza dividerci, affinché ciò avvenga».

E se stiamo scomparendo sulla scena è anche per colpa della cattiva gestione del patrimonio culturale?

«La cultura non è un repertorio di modelli retorici. È un serbatoio di progettualità. Ogni opera d’arte è una visione su un mondo possibile e per questo, a fronte di economie sempre più competitive, i musei sono le istituzioni faro della globalità. Venendo dal Louvre Abu Dhabi e avendo lavorato per i francesi, a fianco degli inglesi del British Museum e degli americani del Guggenheim, posso testimoniare che l’assenza dell’Italia fu un elemento doloroso».

In che senso Leonardo è stato reinventato dai francesi?

«La popolarità della figura di Leonardo, scienziato e artista, è dovuta alla sua reinvenzione ottocentesca. È un mito positivistico mentre la sua scienza fu magica quanto la cultura neoplatonica del Rinascimento. Fu soprattutto la Francia a codificarla in questo senso e per suoi fini ideologici. Un cinquecentenario festeggiato a dovere in Italia, permetterà di capovolgere questa immagine e di radicare uno dei più grandi artisti di tutti i tempi nel contesto della sua storia e della cultura del suo tempo».

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