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EDITORIALE

La lezione di Parma a un Paese sfiduciato

di Michele Brambilla -

09 dicembre 2018, 14:05

La lezione di Parma a un Paese sfiduciato

Scrivo dallo stand della Gazzetta in piazza Garibaldi, poco dopo l’accensione dell’albero di Natale. È stata una bellissima giornata. Da metà mattina, fino a pochi minuti fa, questa piazza è stata quella che una volta erano le piazze: luoghi di incontri, di discorsi, di progetti, di compagnia. Insomma l’anima di una città.

C’eravamo noi della Gazzetta e di 12 Tv Parma, con tanti dibattiti e interviste (ne trovate ampi resoconti in cronaca); c’era il Parma Calcio, con i suoi dirigenti, il grande capitan Lucarelli e i bambini che giocavano a pallone su un improvvisato campetto; e c’erano, sotto i portici, quelli di Parma Facciamo Squadra, che in un’ora sola, di mattina, hanno esaurito tutta la prima scorta di anolini confezionati per beneficienza: ben tre quintali e mezzo. Si è dovuto attendere il pomeriggio perché arrivasse il rifornimento. I parmigiani hanno risposto in tantissimi, e con grande tempestività ed entusiasmo, a questa gara di solidarietà.

Trovo che questa idea degli anolini sia straordinaria.

Perché se lo scopo era quello di finanziare le associazioni che si prendono cura dei bambini sfortunati, sarebbe stato sufficiente organizzare una raccolta di denaro.
E invece no, lo scopo era duplice: aiutare i bambini bisognosi, certo, ma anche coinvolgere chi non è bambino e non è bisognoso, chiedere il suo tempo, la sua partecipazione. E così, per quarantott’ore consecutive, alla Protezione Civile, trecentossessantacinque volontari si sono alternati per confezionare centomila anolini, e altri volontari sono andati in piazza per venderli, e altri parmigiani hanno fatto la fila per comprarli.
Così, tutta la città è stata coinvolta; così, tanti uomini e donne hanno donato il loro tempo, molto più difficile da donare che qualche euro. E chi ha donato, lo ha fatto con gioia. Ecco perché dico che è stata una bellissima giornata: perché c’era gioia, in piazza, e non solo perché si accendeva l’albero di Natale, e non solo perché il centro era vivo come vorremmo sempre vederlo vivo. È stata una bellissima giornata perché la gente è tornata a casa contenta.
Non vorrei passare per pazzo, ma credo che ieri Parma abbia dato una lezione all’Italia. Non importa quanta Italia sia a conoscenza di quello che è successo ieri in piazza Garibaldi: importa che qualcuno abbia visto, e abbia trattenuto nel cuore un’emozione, una speranza. È un seme, che porterà frutto.
Il nostro è un Paese sfiduciato. L’altro ieri è stato pubblicato il cinquantaduesimo rapporto del Censis, ed è emerso che se nel 2017 il sentimento prevalente era il rancore, nel 2018 è stato la cattiveria. Siamo un popolo intristito dalla crisi, preoccupato per problemi che vediamo spesso più grandi di quello che sono in realtà: e quindi montano il rancore, la rabbia, la paura. E di conseguenza la cattiveria. E questo è un dato drammaticamente inedito, perché gli italiani avranno da sempre tanti difetti, ma non sono mai stati un popolo cattivo.
La crisi c’è stata, c’è tuttora, è vero, ma non siamo così malmessi come ce la raccontiamo. L’Italia è migliore della narrazione che ne abbiamo fatto - da molti anni - noi giornalisti; per non parlare della spazzatura e dell’odio che circolano sui cosiddetti social. La crisi c’è, ma non la si risolve con il rancore e con la cattiveria. Né la si risolve illudendoci che qualcuno - voglio dire, qualcuno di «altro da noi» - prenda in mano la situazione e faccia il miracolo.
La si risolve, invece, come il microcosmo di Parma ha indicato in questi giorni: facendo squadra, assumendosi ciascuno una responsabilità, comprendendo che siamo tutti su una stessa barca e avendo la convinzione che, per quanto le acque possano essere agitate, ce la possiamo fare, anzi ce la faremo.
Parma è stata, in queste ore, una comunità: ed è questo senso di appartenenza a un comune destino la medicina migliore per questo nostro grande, meraviglioso ma depresso Paese.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it