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EDITORIALE

Ciclisti indisciplinati: serve un giro di vite

di Domenico Cacopardo -

10 dicembre 2018, 15:33

Ciclisti indisciplinati: serve un giro di vite

È normale, ormai, in città assistere a continue rischiose violazioni del codice della strada da parte di ciclisti: percorrono a tutta velocità marciapiedi non ciclabili, imboccano in senso vietato stradine e borghetti nei quali è difficile evitarli, soprattutto agli incroci, viaggiano di notte senza luci di posizione e attraversano passaggi pedonali senza curarsi delle auto che sopravvengono. A parte il costante, sconsiderato uso dei cellulari.

Le cronache quotidiane confermano questo stato di cose che sarebbe ben peggiore senza il senso di responsabilità di automobilisti e pedoni che, consapevoli delle violazioni, si muovono con maggiore prudenza del normalmente necessario, privandosi, perciò, di uno spicchio della libertà loro garantita.

S’è diffusa l’idea che i ciclisti, avendo di norma la peggio negli incidenti, siano esonerati dagli obblighi imposti agli altri utenti della strada.

Non è così. Il codice, infatti, assimila «a tutti gli effetti la bicicletta agli altri veicoli …». E, all’articolo 68 dispone che i velocipedi «devono … essere muniti di pneumatici … avere dispositivi funzionanti per la frenatura, per le segnalazioni acustiche … e le segnalazioni visive …».

La giurisprudenza, inoltre, ha unanimemente stabilito che anche ai ciclisti si applica l’articolo 140 che sancisce l’obbligo di comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione 

e comunque in maniera che sia salvaguardata la sicurezza stradale. Non ci sarebbe altro da aggiungere, salvo che le pubbliche autorità sembrano avere rimosso la questione, talché è ben raro (impossibile in alcune ore) vedere un vigile che fermi un ciclista per violazioni del codice o guida pericolosa.
Di notte, poi, è normale incontrarne qualcuno che si infila in un passaggio pedonale non illuminato e non ciclabile, senza rallentare per vedere se sia in arrivo qualche auto.

Sin qui nulla di particolare, diranno i lettori. Ma c’è da considerare che esiste un obbligo giuridico a carico degli amministratori della città che, se non onorato, costituisce comportamento censurabile sotto il profilo della «culpa in vigilando» e dell’omissione di atti d’ufficio.

Insomma, è forse ora che le Polizie municipali decidano di affrontare con decisione un problema che è diventato un’emergenza. Un atteggiamento severo può aiutare tutti a comprendere i rischi cui si sottopongono ogni giorno e a evitare il perpetuarsi di condotte pericolose.

Non è mai troppo tardi.