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EDITORIALE

Manovra, il tempo è poco ma non è ancora scaduto

di Aldo Tagliaferro -

11 dicembre 2018, 14:14

Manovra, il tempo è poco ma non è ancora scaduto

Pare passato un secolo ma eravamo solo a febbraio, dieci mesi e un governo fa. Alle assise di Verona Confindustria lanciava la sua ricetta per il Paese, individuando 250 miliardi di risorse da liberare in cinque anni con la partecipazione dell'Europa, del settore pubblico e privato. «Con il nostro piano è possibile una crescita del Pil in un quinquennio», concludeva il presidente Vincenzo Boccia. Per la cronaca, l'allora ministro Pier Carlo Padoan stimava una crescita del Pil dell'1,5% sia per il 2018 che per il 2019.
Poi però sono accadute molte cose: Trump ha premuto l'acceleratore sulla guerra dei dazi, il motore tedesco ha cominciato a battere in testa, la Fed a rialzare i tassi, la domanda a rallentare e soprattutto in Italia è nato l'inedito esecutivo gialloverde che alla prima vera prova dei fatti - la manovra - ha fatto schizzare alle stelle lo spread e ingaggiato un pericolosissimo braccio di ferro con l'Europa. Ma quel che è peggio ha deluso le aspettative delle imprese a colpi di derive assistenzialiste, di velleità previdenziali (come se bastasse mandare in pensione qualcuno in più con quota cento per assumere altrettanti giovani), di sciagurati stop ai cantieri. E allora Confindustria ha dovuto riprendere il filo del discorso di Verona, alzare progressivamente la voce fino a guidare lunedì della scorsa settimana a Torino la protesta di dodici sigle che rappresentano il 65% del Pil nazionale. Un'assunzione di responsabilità per chiedere di nuovo un'Italia più semplice ed efficiente e uno Stato che si trasformi da erogatore di servizi a promotore di sviluppo.
Un Paese cresce solo quando riesce a creare le condizioni di sviluppo per le imprese, provvedendo magari a tagliare quel cuneo fiscale che ci relega lontano dai migliori esempi europei e riattivando la domanda interna. Senza dimenticare l'enorme debito pubblico che anziché preoccupare il governo lo spinge a sbandierare un disavanzo del 2,4% che – ultimi dati Istat alla mano – rischia di essere vicino al 3% in presenza di una crescita modesta. Il governo prima della protesta compatta delle imprese forse tutto questo non l'aveva ben chiaro. Ma nelle ultime ore sono fortunatamente arrivate le aperture al dialogo da parte di Salvini e Di Maio (i due veri premier) nei confonti di Confindustria e del mondo imprenditoriale: auguriamoci che sia il preludio a un cambiamento deciso della legge di stabilità. Il tempo è poco, ma non è ancora finito.