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Intervista

"Io, colpita dalla legionella e in attesa della verità"

12 dicembre 2018, 06:02

MONICA TIEZZI

Il suo è un appello accorato alle istituzioni: «Cosa pensano di fare l'amministrazione comunale e l'Ausl? Metteranno tutto a tacere come due anni fa? Vorrei risposte celeri, giustizia e verità».

Parla così Enrica Gagliardi, 62 anni, ancora convalescente: è una delle 14 persone colpite da sospetta legionellosi da fine novembre a Parma. Sospetta, perché i casi sono ancora in via di accertamento: per avere la conferma occorrerà aspettare gli esiti degli esami del centro di riferimento regionale di Modena.

Sul fatto che comunque si tratti effettivamente del batterio legionella ci sono pochi dubbi. Questa è la diagnosi fatta dai medici della diabetologia dell'ospedale Maggiore, il reparto dove la signora è stata ricoverata dopo un primo passaggio in pronto soccorso.

«Ho cominciato a stare malissimo a casa, una febbre durata dieci giorni, con punte fino a 40,3 gradi. Alla fine, era sabato primo dicembre, sono svenuta e i miei figli hanno chiamato l'ambulanza», ricorda la donna colpita dal batterio.

É solo dopo una flebo di tachipirina, somministrata in pronto soccorso, che la donna riacquista coscienza. Ore che la donna definisce «un incubo». I medici ipotizzano un'infezione e svolgono i primi accertamenti.

Il ricovero in diabetologia, lunedì 3 dicembre, segna una svolta positiva. La situazione è più tranquilla: «Infermieri gentilissimi e sorridenti, medici molto preparati e tesi a risolvere il mio problema», ricorda la signora.

Dalle analisi delle urine il primo significativo responso: polmonite da legionella. Inizia la terapia antibiotica e la febbre sparisce rapidamente. «Il giorno dopo sulla Gazzetta, in prima pagina, viene dato rilievo a questa malattia e vengono segnalati 14 casi in novembre, per la maggior parte nella zona dove vivo: piazza Maestri, quartiere Montebello».

Lo stesso dove si erano concentrati nel 2016 tre morti per la legionella e 41 casi accertati. Un'epidemia che aveva interessato in modo particolare la zona fra via Traversetolo, via Montebello e via Pastrengo, visto che quasi tutti i casi registrati avevano riguardato persone che vivevano o che comunque frequentavano assiduamente proprio quello spicchio di città.

«A nessun medico del pronto soccorso è venuto in mente che sarebbe potuta essere questo tipo di polmonite?», si chiede oggi la donna, tornata a casa ma ancora sotto antibiotico e in una fase di lento recupero.

La signora Gagliardi si dice preoccupata e angosciata per la nipotina di due anni: «Trascorre con me tutte le giornate e ha frequentato gli stessi posti che io ho frequentato. Con terrore viviamo questo momento, i giorni di incubazione sono 10/15. Questo tipo di polmonite è pericolosissima per i piccini e per gli anziani», aggiunge la signora. «Temo che ci ritroveremo come due anni fa, noi che abitiamo questo quartiere: tante domande e ancora nessuna risposta certa. Non deve succedere di nuovo».

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