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EDITORIALE

Poveri figli se i genitori rinunciano a educare

di Vittorio Testa -

13 dicembre 2018, 16:00

Poveri figli se i genitori rinunciano a educare

«Quanto sei porca dopo una vodka». «Sono una m…, ragiono col c… oggi ti prendo domani ti lascio». «Sono scorcia-troie». Il ritmico ossessivo Trap di Sfera Ebbasta canta monocorde come un muezzin un gergo volgare di solitudini, prevaricazioni, insulti, alcol e droghe: non a caso il Trap è un sottogenere del Rap creato dagli spacciatori americani. Il furbo giovanotto di 26 anni sbucato dalle periferie milanesi ha una certezza: «Il mio pubblico ha un’età media di 13 anni: ma presto sarò l’idolo anche dei loro genitori». Esagerato? Si vedrà. Tralasciamo la tragedia di Corinaldo, lì sono scattate alcune concause ambientali tra le quali non vi è certo l’esibizione di Sfera Ebbasta. Quel che a molti preme di capire è se a tredici, quattordici, quindici anni sia giusto passare notti per immergersi in quel linguaggio, in quella letteratura di frasi spezzate che magnifica la furbizia e il denaro facile, che legittima alcol e droghe e celebra il sesso “macho” con «le more, le bionde, le rosse, le mechate, vestite da suore o con le braccia tatuate, le alternative, le snob pettinate, sotto le lenzuola ubriache». Senza cadere nella presunzione di indicare la retta via educativa, si cerca di capire come sia che quello giovanile è diventato un mondo a sé stante, in conflitto con i genitori, moltissimi dei quali rassegnati alla rinuncia o incapaci di esercitare l’autorevolezza, quando non addirittura aggressivi protettori del figlio rimproverato a scuola per comportamento inaccettabile.

Poveri nostri figli! Secondo una rilevazione dell’associazione insegnanti, nei mesi scolastici di quest’anno si sono verificate aggressioni a docenti in media quattro volte la settimana.
Il figlio difeso dal sopruso: ha insultato il professore, questi l’ha redarguito: il padre furente ha difeso a cazzotti l’onore, il sangue del suo sangue. Sul fronte del consumo di droghe tra gli studenti in età dai 15 ai 19 anni, le cifre sono impressionanti: nel 2017, sono 870 mila (33,6 per cento) i ragazzi che hanno utilizzato cannabis almeno una volta; sono poi in 360 mila ad aver provato una o più delle cosiddette sostanze psicoattive (prodotti sintetici). Per quanto riguarda la cocaina sono 88 mila gli studenti che riferiscono d’averla assunta almeno un volta. In 28 mila ammettono d’aver fatto uso di eroina. Se ne parla in casa? No, evidentemente è un mondo sostitutivo di quello reale, dove rifugiarsi in cerca d’evasione, magari per cancellare una vita quotidiana la qualità della quale è peggiorata molto negli ultimi temi. I tredici-quattordici-quindicenni nostri sono infatti figli della più profonda crisi economica del dopoguerra iniziata a fine 2007 e non ancora risolta, anzi.
In 10 anni gli occupati di età compresa tra 25 e 34 anni si sono ridotti del 27,3 per cento: vale a dire 1 milione 500 mila giovani lavoratori in meno. E nel 2017 ben 237 mila persone di quella fascia d’età hanno trovato posti precari e temporanei in sottoccupazione. No, non siamo stati bravi genitori, i nostri figli si sono ammutinati in massa, vivono su Internet (90,2 per cento tra i 14 e i 29 anni), sugli smartphone (86,3 per cento) e i social (85,1). Nella civiltà dell’Io digitale, nell’era della post-verità, tutto sfugge, paradossalmente si spendono 24 miliardi in un anno per cellulari e traffico dati ma non una mezz’ora di dialogo in famiglia. Nell’era della vita online si primeggia soprattutto diventando famosi nello spazio di qualche cliccata: il 53 per cento degli italiani è convinto che chiunque possa diventare famoso e che la popolarità sui social sia un ingrediente fondamentale per diventare una celebrità, come se si trattasse di talento sommato a competenze acquisite con lo studio. La crisi ci ha resi insicuri, i nostri figli hanno avuto buon gioco a sopraffarci: pretendendo tutto, comunque. Siamo diventati loro coetanei: arriviamo al punto di accompagnarli di notte, tredicenni o quattordicenni, in locali rimbombanti di Rap e Trap. Ora non si dice di imporre loro corsi di Gregoriano e lettura ad alta voce di «Cuore»: ma provare una volta a dirgli d’autorità: «No, a mezzanotte a sentire Sfera Ebbasta, non ci vai. Hai tredici anni, a quell’ora devi dormire. Punto e basta»?