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EDITORIALE

Ma in famiglia il nemico è lo smartphone, non i compiti

di Patrizia Ginepri -

15 dicembre 2018, 14:58

Ma in famiglia il nemico è lo smartphone, non i compiti

Il «regalo» di Natale del ministro dell'istruzione Marco Bussetti fa riesplodere il noiosissimo tira e molla della scuola italiana. Niente compiti per le vacanze, così genitori e figli hanno più tempo per stare insieme. Tuttavia, al netto della contrapposizione tra favorevoli e contrari, l'invito di passare dai libri alla tombola è un tantino demagogico. Del resto, la retorica stucchevole dello «stare in famiglia» è un grande classico del paternalismo all’italiana. Per favore, non prendiamoci in giro. Perché le tabelline, un libro, una versione dovrebbero ostacolare quell'educazione all’affettività pronta a sgorgare, come per magia, proprio nei dieci giorni natalizi? Non è che, invece, nel nome dell'armonia domestica si alimenta l’indolenza? La tana libera tutti non basta. Stare in famiglia è sacrosanto, ma se la famiglia sta, a sua volta, incollata allo smartphone, alla tv e alla console, non cambia nulla. E temo di non essere lontana dalla realtà più diffusa. Una quota di esercizi e letture non ha mai fatto male a nessuno, basta organizzarsi, che è anche un modo per imparare a essere responsabili. Non dimentichiamo che, in fondo, lo studio – sottoposto a mille restyling modaioli dalle più strampalate teorie pedagogiche – è sacrificio. Basta un po' di buon senso: tirando in ballo la famiglia rischiamo di offrire pretesti che possono incentivare l'ozio, con buona pace di Seneca, che aveva teorie diverse.