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EDITORIALE

Rispetto il Sole ma a Parma sto benissimo

di Michele Brambilla -

18 dicembre 2018, 14:20

Rispetto il Sole ma a Parma sto benissimo

Il Sole 24 Ore, che ieri ha pubblicato la sua 29° classifica sulla qualità della vita nei capoluoghi di provincia italiani, è un grande giornale, di prestigio nazionale e internazionale. E sono certo che anche i suoi esperti - i quali hanno analizzato ben 42 indicatori di qualità della vita - godano della medesima reputazione.
Tuttavia credo sia legittimo, se non dissentire, almeno avanzare qualche perplessità sulla reale aderenza di queste classifiche alla realtà. Quest'anno ha vinto Milano, e su ciò non ho nulla da eccepire, e non solo perché mi chiamo Brambilla: Milano è davvero una città di straordinaria vivacità e vitalità, dopo l'Expo ha fatto un nuovo ed enorme salto in avanti, insomma è davvero l'unica metropoli italiana al passo con le grandi capitali europee. Caso mai c'è da chiedersi come mai ci si accorga solo adesso che a Milano si vive meglio che a Belluno, che l'anno scorso era arrivata prima nella classifica del Sole. Ma lasciamo perdere.
E veniamo a Parma. Era 22° un anno fa, 22° nel 2016, 13° nel 2015. Adesso è 29°: insomma nel giro di tre anni è precipitata di sedici posizioni.
Ora, si dà il caso che il sottoscritto sia arrivato a Parma poco più di tre anni fa, quando questa città era, appunto, tredicesima. E sarà anche vero che il sottoscritto non è un docente universitario di qualità della vita: pur tuttavia, non sono ancora così annebbiato dal Lambrusco da non percepire quello che mi sta intorno. E non ho affatto la sensazione di essere precipitato di sedici posizioni.
Anzi. A me pare che il Comune e il Regio, che qualche anno fa erano sull'orlo del fallimento, si siano ripresi bene, o almeno che stiano meglio di prima; mi pare che la squadra di calcio, che era in serie D dopo essere fallita, oggi sia in serie A, e con una proprietà parmigiana; mi pare i dati sull'economia siano costantemente in crescita, occupazione compresa; mi pare che Parma, in questi tre anni, sia stata nominata prima capitale mondiale del gusto e poi capitale italiana della cultura. Mi pare perfino, ma correggetemi se sbaglio, che la sera di posti vuoti al ristorante ce ne siano pochi.
«Ma non è più la Parma di una volta!», dicono tanti parmigiani, che rimpiangono (o forse idealizzano) un passato glorioso. Dicono ad esempio che una volta non c'erano tanti furti in casa, né spacciatori in giro, ed è senz'altro vero. Ma, a parte il fatto che quanto a sicurezza la classifica del Sole fa registrare per Parma un progresso (e quindi non è l'allarme furti/droga il motivo della retrocessione), l'aumento della microcriminalità è un fenomeno nazionale e in buona parte mondiale, non certo solo parmigiano.
Non è più la Parma di una volta? Sarà. Ma senza offesa per nessuno, preferisco vivere qui che a Bolzano, Aosta e Belluno, per citare la seconda, la terza e la quarta classificata; e penso che ben pochi parmigiani, compresi i professionisti dell'autocommiserazione, si trasferirebbero a Pordenone (8°), Sondrio (14°) o Cuneo (28°). Sempre senza offesa.