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EDITORIALE

Il centrodestra è l'unica alternativa ai gialloverdi

di Luca Tentoni -

19 dicembre 2018, 13:37

Il centrodestra  è l'unica  alternativa ai gialloverdi

Si discute molto, in queste settimane, sul fatto che - allo stato attuale - il governo gialloverde sia reso più forte dalla mancanza di alternative. Infatti, sia la debolezza del Pd (che, senza i renziani, non avrebbe i numeri per una maggioranza con i Cinquestelle, anche se - per ipotesi di scuola - questa fosse politicamente praticabile), sia l'improponibilità del pasticcio proposto da Berlusconi (un governo formato dai partiti di centrodestra più un gruppo raffazzonato di "responsabili" trovati fra gli ex M5S, che rischierebbe di far perdere voti ad un Salvini tornato "nelle braccia di Berlusconi" e finito in balìa dei peones) fanno capire che l'unica maggioranza praticabile in questa legislatura è quella che sostiene Conte. La domanda da porsi, tuttavia, è un'altra: quanto può durare l'intesa fra M5S e Lega e, conseguentemente, quando andremo ad elezioni anticipate? Molto dipende dai rapporti di forza fra i due partiti della coalizione; c'è anche una "finestra di opportunità" in primavera durante la quale il Pd non si sarà ancora riorganizzato (anzi, rischia una scissione potenzialmente fatale per i Democratici e l'intero centrosinistra, o quel che ne resta). Dall'estate, poi, il governo e i soggetti politici che lo sostengono dovranno fare i conti con la percezione della realizzazione delle promesse del "contratto", in particolare delle due riforme-chiave: il reddito di cittadinanza e "quota 100" per le pensioni.

Inoltre, dovranno predisporre una manovra per il 2020 che sarà forse persino più difficile dell'attuale, con margini di spesa ristretti. A quel punto, conosciuti i risultati delle elezioni europee e regionali, avremo probabilmente rapporti di forza diversi da quelli delineati dal voto del 2018, quindi una rimodulazione del “contratto” che tenga conto del probabile successo leghista (e dell'altrettanto probabile risultato non esaltante dei Cinquestelle) sarà un passaggio obbligato. La via d'uscita per entrambi i partiti di maggioranza è costituita dal voto anticipato nella prossima primavera: in questo modo, il M5S potrebbe rimobilitare i delusi correndo contro la Lega, mentre Salvini potrebbe fare il pieno tornando nel centrodestra. I sondaggi attuali danno i Cinquestelle intorno al 27%, contro un centrosinistra al 20 (22,5% con l'ex Leu, ma la coesistenza fra quest'ultima e i renziani è difficile da tradurre in una coalizione elettorale) e un centrodestra al 42-43%. In termini di collegi, la coalizione a trazione salviniana potrebbe aggiudicarsene molti di quelli ottenuti dal centrosinistra, più qualcuno che a marzo era in bilico fra centrodestra e M5S. In questo quadro, Salvini sarebbe in grado di andare a Palazzo Chigi con una maggioranza omogenea, mentre i Cinquestelle potrebbero tornare a fare l'opposizione antisistema, spostandosi a sinistra e rilanciando la proposta del reddito di cittadinanza "tradita" dal Carroccio.