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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

La luna di Elvira curiosità e segreti

di Gustavo Marchesi -

26 dicembre 2018, 14:57

La luna di Elvira  curiosità e segreti

Begli anni Cinquanta secondo me, almeno qui.
Leggeva, allora, la gente. Al pomeriggio, in via Bellaria, nel pianterreno della compiacente Amelia Sassi, tenevano delle letture a voce alta, per anziane in difficoltà con la carta stampata.
Il crocchio sedeva sotto la finestra; diligente, la Carla Tirelli leggeva, le altre che ascoltavano, sferruzzavano, cucivano o incrociavano i paglioli. Intanto sbirciavano chi passava di fuori, chi fosse lui chi fosse lei. Il pettegolio si intrecciava sottomesso alla lettura e non era improbabile che i passanti entrassero fra le pagine e quelli stampati finissero in strada.

La Tirelli da giovane recitava nella filodrammatica, aveva smesso in obbedienza al marito geloso; ma l'arte non si cancella e anche da anziana in privato la sua voce morbida e le labbra simili all’arco di Cupido, trascinavano ancora. Come sentiva però la vista indebolirsi, chiudeva il libro, anche se non finiva la storia. Allora saltava su l’Elvira, che non si rassegnava se non conosceva il resto. E la Tirelli un po' si seccava: ma santo cielo, in fondo erano solo romanzi! Però però… anche un romanzo può farci del male.
L’Elvira, vedova, sofferente di cuore andava rassicurata.
La Tirelli cercava di cavarsela. In breve riaperto il libro si arrangiava, inventava: dava ai personaggi in pagina, teneri amanti per lo più. il tempo di vivere insieme a lungo, appassionatamente. E Il trucco funzionava… Eh, l'amore l’amore, non si sentiva una mosca volare! Quanto le ‘ragazze’ erano grate a lei e all’Elvira così brava a tener duro così bene!…
Complicazioni fastidiose invece l’attualità e gli argomenti politici. Poteva succedere che le ‘ragazze’ si beccassero. L’Elvira in particolare si scaldava. Socialcomunista come Martén, il povero marito, confidava nella Russia di Stalin, e chiamava Stalino il micio di casa, suo unico conforto, quel vecchio soriano.
Ma intendiamoci voleva sempre bene al Signore Gesù, alla Madonna e a Santa Rita, protettrice delle famiglie.
Allorquando i sovietici per primi cominciarono ad allungare la scala per arrivare alla luna, Elvira andò quasi in convulsi: “Moh cosa? moh guai! guai toccare lassù come l'ha messo il Signore!”… proprio loro, i russi, un torto del genere…
E rincasò dalla Melia stravolta. La luna saliva dai tetti, gonfia, più bella che mai, orgogliosa di mettersi in mostra. “Ma bada a te piuttosto, faraona!” la richiamò accanita l’Elvira. E durante le letture, invocava dalle amiche almeno una preghierina a salvaguardia della minacciata verginità celeste…
Stava diventando davvero insopportabile, e tutte quante decisero di leggere soltanto storie d’amore, soltanto dolci sospiri, soltanto carezzevoli affetti...E l’Elvira non venne a sapere mai quando il “bell’astro incantator” finì sotto i piedi d’un giovane yankee vagabondo…
Del resto, fra le tante delusioni in crescita, cose interessanti e curiose da sapere non ne mancavano.