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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Un bacio ancora per un altro anno

di Giovanni Bergamini -

31 dicembre 2018, 18:08

Un bacio ancora per un altro anno

C’è animazione stanotte in paese.
La gente, in intimo rosso, corre a mettersi al proprio posto. Chi suona il citofono della casa di amici, chi apre la porta del ristorante, chi entra nel rumore della polisportiva, chi occupa il divanetto del locale da ballo.
Corrono, corrono, preda di un’ansia allegra, temendo di venire sorpresi dalla mezzanotte fuori posto, od ancora affaccendati in altro che non sia un divertimento.
C’è freddo stanotte, la terra è ghiacciata da giorni, le pozze sono indurite e qualche ghiacciolo pende timido dalle grondaie.
Una luna fredda compare nel cielo a serata avanzata.
Nessuno la sta guardando. Lungo le strade, in prossimità dello scadere del giorno, non gira più nessuno, non ci sono auto, non ci sono ritardatari, non ci sono ripensamenti.
Ed anche la lucidità ha lasciato il posto all’ebbrezza.
L’orologio del comune sta battendo i dodici colpi della mezzanotte.
Intorno, immagino le scariche dei tappi di spumante che si riverberano, uno dopo l’altro, tra le case, i ristoranti, le sale da ballo.
Certe serate, certe notti, certe ricorrenze sono indigeste.
È faticoso sopportare di essere qui e non là.
Là dove, ipocriti o sinceri, leggeri o intimamente pesanti, ci si sta divertendo.
Là dove ci si può consolare con l’idea di essere al posto giusto nel momento giusto. Là dove quello che si fa, lo si farà tutto l’anno.
E, invece, non essere qui dove la solitudine fa più paura della malattia. Ma io non ho sempre abitato qui. Ci sono stati anni ipocriti, anni nei quali il sorriso nascondeva un lutto.
Ci sono stati anni sinceri, dei quali ricordo quella dolce melassa confortevole che chiamiamo amore, che ci eleva quando c’è e ci getta nella polvere quando non c’è.
Più di tutti ricordo quel bellissimo Capodanno, poco prima che il mio presente divenisse qui.
Fu il 31 a mezzanotte che iniziammo il nuovo anno, scambiandoci sottovoce gli auguri e sfiorandoci il bacino nel ballo, rubando un bacio con la lingua in pubblico, nella sala affollata, benedicendo gli ormoni e il caldo sudore che colava lungo la schiena, fregandocene della musica banale, e mandando a quel paese il fatto che saremmo tornati a casa ubriachi e fatti, troppo stanchi per onorare il detto che vuole di farlo l'ultimo per farlo tutto l'anno, e, arresi all'età, lasciando al passato l'onnipotenza e la vergogna di sembrare dei libidinosi, sicuramente disgustosi, per tutti quelli con meno di cinquant'anni, apprezzando invece i propri eterni sedici anni, e felici che, qualunque inferno la vita possa riservare, ci sarà un nuovo brivido vitale ed intenso, nel quel potremo contare, ancora per un anno, di addormentarci con le mani intrecciate.