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EDITORIALE

Il sogno di Mattarella, la repubblica di Felicizia

di Vittorio Testa -

02 gennaio 2019, 15:59

Il sogno  di Mattarella, la repubblica  di Felicizia

C’è qualcosa di fiabesco nel discorso del Presidente Mattarella, in questo gentiluomo dalla nivea chioma e dagli occhi azzurri di siciliano dai tratti normanni, che al di là dei compiti istituzionali di rappresentante l’unità del Paese, non teme di mettere mano a un lessico ormai desueto nell’invito a «non aver timore di manifestare buoni sentimenti che rendono migliore la nostra società». Difesi il bisogno di solidarietà nel rispetto di diritti e doveri e la centralità del Parlamento, condannata la violenza, il capo dello Stato dissemina il suo intervento di parole e locuzioni evocanti virtù civiche: il bisogno di «sostenersi l’un l’altro con i valori positivi della convivenza» indispensabili per «riconoscersi come una comunità di vita» che rifiuta «l’astio, l’insulto e l’intolleranza».
Mattarella parla in diretta rivolgendosi al Paese, a dieci milioni di italiani davanti alla tv e direttamente anche ai tre milioni di connessi in rete («Siamo nel tempo dei social…») e sfidando in anticipo la critica di chi l’accuserà di buonismo, di «retorica dei buoni sentimenti», ha il coraggio di trarre dalle sue visite al mondo infantile il significato più profondo da celebrare come elemento di speranza: «A Torino alcuni bambini» dice riandando all’episodio con un lieve sorriso, «mi hanno consegnato la cittadinanza di un luogo immaginario, da loro definito Felicizia, per indicare l’amicizia come strada per la felicità».
E da presidente di Felicizia, Mattarella rivolge a noi tutti adulti una sorta di invito a non aver paura di confessare il bisogno di levità, di dolcezza, il coraggio di riscoprire e diffondere il valore della tenerezza in un mondo sempre più incline alla violenza. Felicizia, dice il presidente della Repubblica («che è il nostro destino comune») certo è «un sogno, forse una favola. Ma dobbiamo guardarci dal confinare i sogni e le speranze alla sola stagione dell’infanzia. Come se questi valori non fossero importanti nel mondo degli adulti».
Sogni, speranze, entusiasmi, i buoni sentimenti dei quali non dobbiamo vergognarci. Mattarella ricorda Antonio Megalizzi, il giovane trentino ucciso dai terroristi, lui «che si impegnava per un’Europa con meno confini e più giustizia»; saluta con affetto l’anziana «signora Anna» che sola e triste nella notte di Natale ha chiamato i Carabinieri pronti a esaudire il suo appello: «Ho soltanto bisogno di compagnia»; ringrazia e difende i volontari delle associazioni non profit (»No alla tassa sulla bontà»). E in questo clima quasi pervaso dall’incantesimo del bene, dall’amore per la generosità, il Presidente conclude con l’ennesima testimonianza di uomo di Stato e cittadino esemplare: accanto alla scrivania (gioiello proveniente dalla Reggia di Colorno) si notava un cavalletto con un quadro d’arte astratta. E’ il finale giusto per la intensa serata con il Presidente predicatore di Felicizia, recentemente in visita al Centro di cura di Verona per l’autismo: al termine i ragazzi gli hanno regalato disegni e quadri da loro realizzati: «Sono tutti molto belli, esprimono creatività e capacità di comunicare e partecipare. Ne ho voluto collocare uno questa sera accanto a me…». Quattordici minuti volati via in un soffio di serenità, quelli che ci ha regalato Sergio Mattarella, il Presidente austero che francescanamente brandisce la bontà e la tenerezza contro il nostro tempo così ansioso, ansiogeno e violento.
Una battaglia forse illusoria, ma da combattere nel segno e nel sogno della poetica Repubblica di Felicizia.

vittorio.testa@comesermail.it