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EDITORIALE

I disperati della Sea Watch e il cinico gioco della politica

di Domenico Cacopardo -

11 gennaio 2019, 15:35

I disperati della Sea Watch e il cinico gioco della politica

Nell’Italia di oggi, tutto è diventato politica: gli scienziati dell’Istituto superiore di sanità, censiti per le loro opinioni e rimossi, lo sport che, con la riforma del Coni, ha perso la propria autonomia e anche 49 disperati, raccolti dalla Sea Watch, il natante di una Ong tedesca, rimasti in mare per oltre due settimane, in attesa che qualche governo europeo offrisse un asilo umanitario. Per Salvini, il caso Sea Watch è stata una buona occasione per manifestare la propria ferma determinazione avverso qualsiasi sbarco. Un tema, questo, colto e utilizzato sin dagli esordi del governo giallo-verde e che ha prodotto una inattesa crescita di gradimento della Lega, col sorpasso del Movimento 5Stelle e un 33 per cento dei consensi.
Non importa se il vero problema dell’immigrazione, già crollata nel 2017, è costituito dai 600.000 e più irregolari che popolano il Paese ciondolando nelle piazze e nelle vie o diventando vittime dei caporali o della criminalità mafiosa e non. Non importa se nessun programma di intervento sociale è stato immaginato per loro, sull’esempio delle altre nazioni europee che offrono l’insegnamento della lingua (e dei principi costituzionali) e di un mestiere, in modo che coloro che sono provvisoriamente nel territorio possano passare dalla condizione di mantenuti alla condizione di totale o parziale autosufficienza. Non importa se in questo modo si darebbe una chance a questi disgraziati e che l’Italia, sottraendoli a ogni sfruttamento, potrebbe contare su di loro. Né importa che l’impegno di rimpatriarli s’è rivelato una pia illusione, visto il grande numero di coloro che dovrebbero essere (illegalmente) rastrellati e deportati.
Poco importa. Ciò che importa è che dal 1° gennaio non sia sbarcato in Italia nemmeno un illegale. In questa ottica, Matteo Salvini ha sottovalutato il caso dei 49 e ha tenuto duro, mentre gli alleati di governo, sotto la regia del direttorio 5Stelle, facevano scattare, alle sue spalle, la trappola: il sì italiano all’accoglienza di 15 migranti e l’affidamento alla Chiesa valdese. Impegnato in incontri al vertice in Polonia, il ministro dell’Interno ha mollato per un attimo la presa e ha perso la battaglia, anzi la scaramuccia, mostrando ai suoi fan che l’invincibilità delle sue ferme posizioni non è riuscita a superare questa modesta prova. Era ciò che volevano i suoi alleati di governo, timorosi dell’eccesso di consensi conquistati da Salvini e ansiosi di ridimensionarlo. Certo, non basta questo colpo, anzi colpetto. Il cinico gioco della politica continuerà. Purtroppo.

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