Sei in Archivio

Il ritorno al cinema

Perché abbiamo ancora bisogno di Mary Poppins

di Chiara Cacciani -

11 gennaio 2019, 17:51

Perché abbiamo ancora bisogno di Mary Poppins

È innegabile: noi bambine e bambini di ieri siamo entrati in sala in omaggio a un vecchio, indimenticabile amore, per nostalgia degli adulti e dei momenti che ce lo rendono caro, per non smorzare l'entusiasmo di una bambina o un bambino di oggi. Ma saldamente preparati alla delusione.

Solo adesso che sono sfilati i titoli di coda possiamo ammettere che c'era anche altro: la speranza, un lumicino, che Mary Poppins replicasse la sua magia. E oltre cinquant’anni e una generazione (cinematografica) dopo, è esattamente ciò che accade: la tata è ritornata – praticamente perfetta – a donarci un po' d'incanto, di schietti colori e quel sorriso che ci ha nuovamente accomunati senza distinzione d'età.

Facile spiegarlo per i più piccoli, perché la magia è la stessa di allora: gli oggetti quotidiani che prendono vita, gli ingressi piccini – che siano un tubo di scarico o una porta – che risucchiano in avventure grandi, l'empatia verso i protagonisti-bambini. Monelli e dolci, resistenti al bagno serale e coraggiosi, capaci di guai imprevedibili e di imprevedibili soluzioni, anche – soprattutto – a favore di adulto.

Ma noi che l'amavamo ieri, perché abbiamo ancora bisogno di una storia demodé e di una Mary Poppins che scenda graziosamente dal cielo? Forse proprio per quel naso spinto a tornare all'insù, capace di farci alzare lo sguardo e cambiare prospettiva sapendo che qualcosa può succedere, fuori e dentro di noi. Nel segno della gentilezza e del tempo che può essere afferrato e più consapevolmente vissuto. Nel segno della potenza della solidarietà, che arrivi da una squadra di lampionai o da una governante fedele anche in cattiva sorte, da un avvocato dal cuore limpido o dalla casa dell'infanzia che preserva ricordi dove non li sapevamo più vedere. O da una vecchina che ci spinga a sceglierlo con calma e bene, il palloncino giusto: quello che più ci assomiglia e permette – lui, solo lui – di spiccare il volo.

Abbiamo bisogno - ancora e soprattutto oggi -, noi che abitiamo un'era ipertecnologica e spesso intrisa di volgarità, di sapere che l'impossibile sa diventare possibile e che tanto dipende da noi. Noi che possiamo essere quotidianamente e reciprocamente il cambio di prospettiva, il tempo rallentato della condivisione, lo spazio infinito di un ricordo, il sorriso sempre meno impacciato di una parola dal sapore buono. Un poco di zucchero dove sarebbe più facile sentire solo l'amaro.