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EDITORIALE

Come cambia la nostra vita in mezzo agli umanoidi

di Patrizia Ginepri -

17 gennaio 2019, 16:10

Come cambia la nostra vita in mezzo  agli umanoidi

Chissà cosa direbbe Isaac Asimov di fronte all'esercito di umanoidi che avanza inesorabilmente. Oggi la carica dei robot, dalle sembianze sempre più umane, va ben oltre il concetto di innovazione lungo le linee produttive, assumendo aspetti a dir poco inquietanti. Mentre al salone hi-teh di Las Vegas gli androidi ballano la pole-dance, sbattono le ciglia, leggono le notizie del tg e raccontano fiabe ai bambini, in Giappone è già a libro paga negli alberghi l’umanoide Pepper. Accanto al banco della reception, accoglie gli ospiti, fornisce informazioni e suggerisce itinerari. E' alto un metro e venti e la sua voce assomiglia a quella di un bambino. Roba da horror.
Romeo, invece, è una sorta di domestico che apre le porte, aiuta gli anziani e, in caso di caduta, chiama i soccorsi. Non solo. Impara le abitudini dell’assistito e il dosaggio dei farmaci che deve assumere. E' già assunto come badante nelle case di riposo e siamo solo all'inizio. Serve tutto questo? Al netto delle discussioni tra ottimisti e pessimisti tecnologici, può un robot sostituire l'uomo negli ospedali e negli asili? Non parlo di lavoro, ma di rapporti umani, di empatia, di quella pacca sulla spalla che conforta. Parlo di condivisione, di cura, di etica e dignità. Le rassicurazioni si sprecano: non dobbiamo temere una sorta di Matrix, perché i robot del futuro saranno sempre più sensibili e gli uomini sempre più cyborg.
pginepri@gazzettadiparma.net