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Sanremo 1969

Lucio Battisti: la sua «Avventura» parte dal Festival di cinquant'anni fa

di Gabriele Grasselli -

21 gennaio 2019, 21:16

Lucio Battisti: la sua «Avventura» parte dal Festival  di cinquant'anni fa

Giovedì, 30 gennaio 1969, prima serata del Festival di Sanremo: ad aprire la gara è Lucio Battisti. Canta «Un'avventura». Sarà la sua unica partecipazione.
All'epoca - e fino al 1971 - la stessa canzone veniva proposta in due versioni diverse, di norma da un artista italiano e da uno straniero. Partner di Battisti addirittura Wilson Pickett che l'anno prima, quando vinse Endrigo con «Canzone per te», aveva infiammato il salone delle feste del Casinò verniciando di uno straordinario colore rhythm'n'blues «Deborah», brano firmato Paolo Conte e presentato in coppia con Fausto Leali.

Lucio Battisti è conosciuto ma certamente non ancora un big della musica leggera nostrana: nell'estate del 1968 si è fatto largo con «Balla Linda» e - un po' meno - con «Prigioniero del mondo».

Come autore ha preso parte al festival già due volte. Nel 1967 è in competizione - insieme a Mogol come paroliere - con «Non prego per me», affidata a un esordiente Mino Reitano, più beat di quanto sarebbe stato dopo, e agli Hollies, gruppo inglese da vertici delle classifiche internazionali. Il pezzo passa inosservato in una serata che si concluderà nel sangue di Luigi Tenco e viene escluso dalla finale.

Stessa sorte nel 1968. La canzone è «La farfalla impazzita» e a cantarla sono un Johnny Dorelli popolarissimo in tv, alla radio e in teatro e Paul Anka, quello di «Diana». Non è sufficiente: il brano è troppo moderno, in quella eliminatoria gli avversari sono straordinari - da Celentano a Modugno, da Shirley Bassey a Louis Armstrong, da Endrigo a Roberto Carlos - e i voti raccolti sono troppo pochi per passare il turno.

Per l'edizione 1969 Battisti punta ancora su Mogol come co-autore ma su se stesso come interprete. Sicuramente non è il suo nome ad attirare l'attenzione degli addetti ai lavori e del pubblico quando viene annunciato il cast di quel festival.

Fra gli italiani tutti guardano a Rita Pavone, mai stata prima a Sanremo, a Bobby Solo, che presenta «Zingara» il cui autore in incognito è Gianni Morandi, a Milva, fresca di sconquassi matrimoniali e crolli nervosi seguiti maniacalmente dai rotocalchi. Fra i cantanti stranieri in gara ci sono nomi di primissimo piano come la stellina britannica Mary Hopkin, pupilla dei Beatles, che aveva sfondato pochi mesi prima con «Those were the days» inciso per la celebre Apple: a Sanremo canta «Lontano dagli occhi» di e con Sergio Endrigo.

Poi c'è la francese France Gall, che esibisce minigonne ultracorte. Ci sono le Sweet Inspirations, di cui fa parte la madre di Whitney Houston. Soprattutto c'è Stevie Wonder. Abbinato a un'altra grande outsider, Gabriella Ferri (cantano «Se tu ragazzo mio»), sarà ignorato totalmente e non entra in finale.

La manifestazione parte con una certa suspense. Alla recentissima «prima» alla Scala sono volate uova sulle pellicce delle signore e sui cilindri dei signori, le contestazioni minacciano la diretta, il clima è incandescente. In più Dario Fo e Franca Rame organizzano in città un Controfestival negli stessi giorni. La Rai per premunirsi registra al mattino le eliminatorie in playback.

Ma poi alla fine il festival va in scena normalmente. Battisti è il primo a cantare: cespuglio d'ordinanza in testa, foulard al collo, sbaglia l'attacco della seconda strofa ma la canzone non sfugge alle giurie che la scelgono fra le sette finaliste della serata. L'apporto di Wilson Pickett non è decisivo: è proprio Lucio a convincere. In finale si accontenterà del nono posto (vince «Zingara» di Bobby Solo e Iva Zanicchi), ma il ghiaccio è rotto: il disco si venderà bene, pochi mesi dopo siamo già ad «Acqua azzurra, acqua chiara» e il mito prende forma definitiva.

Lucio Battisti non metterà più piede a Sanremo: invierà in gara nel 1970 «La spada nel cuore» (è lui a cantare il provino sottoposto alla commissione selezionatrice ma poi a presentarla saranno Little Tony e Patty Pravo) e nel 1971 «La folle corsa» (ancora Little Tony e la Formula Tre), nessuna delle due firmate ufficialmente. Poi basta, in nessuna veste. Non ne ha più bisogno.

Quello di 50 anni fa fu un festival che dal punto di vista artistico si rivelò inferiore al precedente, considerato il migliore della storia della manifestazione, ma discograficamente fu un successone. Oltre alla vincitrice «Zingara», andranno fortissimo in hit parade «Ma che freddo fa» della rivelazione Nada, «La pioggia» di Gigliola Cinquetti, «Bada bambina» di Little Tony, «Un'ora fa» di Fausto Leali, «Tu sei bella come sei» di Mal dei Primitives. Battisti con «Un'avventura» non entra nei primi dieci delle classiche settimanali. Ma è questione di tre, quattro mesi. Poi non ci sarà che lui.