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BALI LAWAL

Da top model a operatrice culturale: «Insegno ai giovani ad essere liberi»

23 gennaio 2019, 06:00

Da top model a operatrice culturale: «Insegno ai giovani ad essere liberi»

KATIA GOLINI

Bali Lawal non è soltanto straordinariamente bella. Statuaria, elegante, grandi occhi tanto neri che sembrano blu, chioma corvina. Non è un caso che abbia lavorato per Armani, Bulgari, Etro, Krizia, Chopard, Diesel, Versace e mille altri brand. Ha frequentato set fotografici e passerelle di mezzo mondo, ma è rimasta zavorrata alla vita reale, con la saggezza di chi ne ha passate tante.

Cinquanta fratelli, due mamme, due papà, diversi nonni, una schiera di zie, un coraggio da leoni. 36 anni («forse, perché da dove vengo non c'è l'anagrafe») di vorticosi zig zag, cambi di rotta, colpi di fortuna e colpi di testa che l'hanno portata in Italia, lontano dal Paese natale dove però torna spesso con il cuore gonfio di gioia. Tante vite in una, tanto dolore e tanta gioia: «Oggi mi sento la persona più felice del mondo».

Nigeriana di nascita, in fuga da una famiglia troppo numerosa ma non povera («mio padre era molto ricco, ma aveva troppe mogli»), italiana d'adozione («sono stata la prima nera arrivata a Fontanelle»), top model di professione e oggi, grazie alle esperienze nel mondo della moda, promotrice di scambi culturali tra l'Italia e l'Africa ed eventi speciali che fanno notizia: «Il mio lavoro oggi è donare umanità. Voglio restituire un po' del bene che ho ricevuto. Il male fa tanto male che non potrei mai farne a qualcuno». 

Figlia naturale di un imam racconta la sua infanzia sorvolando sui particolari più dolorosi: «Mio padre non mi voleva bene, di più. Stravedeva per me. Poi la vita ci ha separati. Oggi non c'è più, ma ho fatto in tempo a ritrovarlo e riabbracciarlo. E' stato bellissimo. Mia madre invece vado ancora a trovarla e provo per lei un grande affetto».

Oltre 20 anni fa, l'approdo nel piccolo paesino della Bassa. «Ero finita in Italia a vivere da una sorella di mio padre. Quando questa zia decise di tornare in Africa io scelsi di restare qui. Elisabetta Fornia e Pietro Gardoni mi hanno presa in affido e mi hanno dato una famiglia. Mio nonno Gianni Fornia, che chiamo papà, e mia nonna Giannina hanno contribuito a farmi sentire subito a casa».

Bali gira il mondo, fa base a Milano, ma a Fontanelle torna spesso per trascorrere i giorni di festa con la sua famiglia e in quella che considera la sua vera casa. «Io devo fare la mia vita - dice -. Ma ai miei genitori devo tanto e provo per loro un'immensa gratitudine. Sono una donna e sono nera, non è facile, ma io voglio fare tutto al meglio anche per loro, perché i miei genitori devono essere orgogliosi di me».

Oggi la sua missione è promuovere l'arte, la creatività favorendo scambi e occasioni di crescita per giovani stranieri e italiani interessati al mondo della moda e del design. E' Ceo e fondatrice di «A Coded World», associazione culturale senza fini di lucro, una piattaforma che vuole integrare le diverse etnie per costruire una cultura comune. «È laica e apolitica e mira a creare occasioni di “Melting Pot”, spinta da un unico spirito: la moda».  

«Incoraggiamo e supportiamo creativi contemporanei indipendentemente dal loro background sociale, dalla loro religione, razza o nazionalità - spiega ancora Bali -. Lavoriamo su progetti multiculturali con artisti senza barriere mentali la cui visione possa sfondare anche quelle culturali».

«Lo strumento che impieghiamo è la cultura, l’arte, la musica, il design - aggiunge -. Il nostro modus operandi è quello che parla il giovane e potente linguaggio della creatività del mondo della moda. Il Comune di Milano sostiene il nostro progetto attraverso il proprio patrocinio».

Ultima impresa, fresca di successo, la sfilata all'Accademia di Brera, mai aperta prima per una sfilata: «La sfilata di alta moda NN Couture, firmata dal direttore creativo Elio Ferraro, in Ghana. Tessuti ganesi confezionati da uno stilista italiano: un trionfo, la prova che unendo le competenze e le culture si possono fare cose grandiose».

«Insegniamo ai giovani a credere nelle proprie attitudini, a svilupparle e ad essere indipendenti, quindi liberi. A Coded World è un bellissimo progetto perché ognuno di noi mette la propria esperienza per far sì che ognuno riesca ad esprimersi al meglio. Un sogno di integrazione e umanità». 

Da top model a operatrice culturale: le foto di Bali Lawal