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ECONOMIA

Dove investire nel 2019? I suggerimenti di Amundi

Sei domande a Giordano Beani, Head of Multi-Asset Fund Solutions di Amundi SGR (Crédit Agricole)

23 gennaio 2019, 13:47

Dove investire nel 2019? I suggerimenti di Amundi

L’economia globale fronteggia "rischi significativamente più alti, alcuni dovuti alle politiche" intraprese dai governi. L’allarme arriva dal direttore generale dell'Fmi, Christine Lagarde, che ha aggiunto: "significa che una recessione globale è dietro l’angolo? No". Quel che è certo è che il quadro economico mondiale probabilmente non è mai stato così complicato.  E allora per orientarci nelle scelte di investimento abbiamo posto sei domande a Giordano Beani, Head of Multi-Asset Fund Solutions di Amundi SGR (Gruppo Crédit Agricole) per avere un quadro della situazione più chiaro e qualche suggerimento nella scelta degli asset per il 2019.

Nonostante la fiducia iniziale, il 2018 non è stato un grande anno. Hanno sofferto quasi tutte le asset class; perché?

Gli elementi che hanno minato la fiducia iniziale sono da ritrovarsi in un inatteso inasprimento delle dispute commerciali tra Stati Uniti e resto del mondo, in modo particolare Cina, in una Federal Reserve più aggressiva del previsto nel processo di normalizzazione della politica monetaria e per quanto riguarda l’Europa in un’impennata del rischio politico, dalle elezioni italiane alle incertezze su Brexit, in un contesto d’ indebolimento della leadership di Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Tutto ciò ha avuto riflessi in un rallentamento della crescita globale e degli utili aziendali rispetto alle stime di inizio anno, con conseguenze negative per la maggior parte delle classi di attivo, in particolare le azioni.

Scendono nei portafogli i bond bancari e i titoli di Stato: si riscoprono i depositi bancari. Come leggere questo segnale?

Purtroppo in Italia le incertezze con riferimento alla politica economica del nuovo esecutivo e l’atteggiamento di confronto aspro con l’Unione Europea hanno pesato nuovamente sul famigerato “spread” cioè il differenziale di rendimento tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi, incidendo in misura negativa sui prezzi dei titoli di stato e sui bilanci delle banche italiane, notoriamente detentrici del debito pubblico italiano insieme ai risparmiatori finali. Da qui la riduzione dei titoli di Stato e delle obbligazioni bancarie da parte di investitori istituzionali ed individuali, con la conseguenza dell’aumento delle giacenze liquide.

La fine del QE cosa comporterà?

Dato il contesto di rallentamento economico in atto nel breve le conseguenze sulla struttura delle curve dei tassi di interesse in Area Euro, ed in particolare nella periferia europea, saranno meno visibili, dato che i rendimenti rimarranno più compressi. Certo è che per i Paesi più deboli e meno disciplinati da un punto di vista delle politiche fiscali il venir meno dell’aiuto della BCE comporterà un ulteriore rischio nel caso in cui il modello di crescita devii eccessivamente dai principi di equilibrio di bilancio.

Che effetti avrà la Brexit sui risparmiatori?

Pochi o nulli in caso di un’uscita “morbida”, come quella prevista dall’accordo tra la UE e Teresa May bocciato dal Parlamento britannico il 15 gennaio. La possibilità che l’accordo venga rivisto entro fine marzo o che si sposti la data dell’uscita della Gran Bretagna rendono l’uscita “soft” ancora possibile. Se invece si andasse verso un’uscita “dura”, cioè senza accordi, verosimilmente la Sterlina si indebolirebbe ulteriormente, l’economia britannica andrebbe incontro ad una brusca frenata e vi potrebbe essere una reazione negativa dei mercati finanziari europei per la forte incertezza che si verrebbe a creare almeno nel breve termine.

I beni rifugio sono sempre tali? Il dollaro sembra confermarlo

Dipende. Il ruolo di bene rifugio o di valuta rifugio può mutare nel tempo a seconda delle condizioni finanziarie e macro economiche. Ad esempio è evidente che l’oro abbia perso un po’ negli ultimi anni la sua caratteristica di bene rifugio, come l’andamento nel 2018 mostra. Quanto al dollaro il suo apprezzamento non è dovuto tanto alla caratteristica di valuta rifugio nello scorso anno, ma al differenziale di tassi di d’interesse e di crescita economica tra USA e Europa/Paesi Emergenti. Ha mantenuto il suo ruolo di valuta rifugio invece lo Yen, che nei momenti di maggior tensione sui mercati, come a dicembre, tende ad apprezzarsi contro dollaro e altre valute. Infine, un'altra attività finanziaria che ha assunto soprattutto dal 2011 in poi un ruolo di “bene rifugio” è rappresentata dai titoli di stato tedeschi (i Bund), ed il 2018 non ha fatto eccezione.

Gli Eltif possono essere uno strumento valido?

Direi di sì per due ragioni sostanziali. La prima è rappresentata dal carattere di novità dell’iniziativa: l’Eltif è un fondo chiuso – ma accessibile al mercato retail – che permette di investire in aziende non quotate. Si tratta di un’assoluta novità per la tipologia di clientela a cui questa soluzione si rivolge. Un ulteriore elemento di interesse è probabilmente costituito dal fatto che gli Eltif rappresenteranno un ulteriore sostegno all’economia reale del nostro Paese, dal momento che le risorse raccolte da questi fondi verranno investite in aziende che non sono quotate ma che costituiscono parte fondamentale del tessuto economico italiano.

Per il 2019 su quali mercati e asset è meglio puntare?

In primo luogo va detto che per lenire le ferite inferte dall’orso autunnale ai mercati azionari il processo di guarigione sarà lento e tortuoso al tempo stesso, ma va segnalato che la forte compressione delle valutazioni sui mercati azionari, unitamente alla discesa rapida dei rendimenti obbligazionari ha riportato il premio al rischio a livelli che non si vedevano da inizio 2016. In assenza di una vera e propria recessione, le azioni sono quindi tornate interessanti e noi privilegiamo quelle statunitensi, giapponesi e dei Paesi Emergenti Asiatici. Sui mercati obbligazionari i rendimenti su Stati Uniti e Germania sono troppo bassi ora per entrare in modo importante in un’allocazione di attivi, mentre l’allargamento degli spread occorso sui mercati del credito corporate e dei paesi emergenti rappresentano una buona opportunità per migliorare il rendimento complessivo di portafoglio, sempre attraverso un’attenta selezione.