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EDITORIALE

Il ritorno di Berlusconi. La sua sfida più difficile

di Luca Tentoni -

23 gennaio 2019, 15:02

Il ritorno  di Berlusconi. La sua sfida più difficile

Il Cavaliere torna in pista candidandosi alle elezioni europee, cioè alla competizione che, nel 1994 (poco dopo aver vinto le politiche) regalò a Forza Italia un 30,6% dei voti mai più raggiunto (alle politiche si fermerà al 29,4%, nel 2001). Stavolta in gioco non c'è la guida del Paese e neppure il primato fra i partiti. Più modestamente, la necessità di oggi è recuperare nei sondaggi (quello del "Corriere della Sera" attribuisce agli azzurri appena il 7,1%) e portarsi a quota 10%, cioè al risultato "a due cifre" che rappresenterebbe il male minore. Il 14% delle politiche di dieci mesi fa, infatti, è in parte evaporato: Salvini - secondo tutte le rilevazioni - sta assumendo il controllo della gran parte dell'elettorato di centrodestra (il 4 marzo scorso aveva il 17,4% contro il 19,6% di Fi, FdI e centristi; oggi la Lega avrebbe il 35,8% contro l'11,1%) e di molti votanti pentastellati che fra il 2013 e il 2018 avevano preferito il M5S alla vecchia coalizione moderata.
Il compito del Cavaliere non è facile: se lo scorso anno i dati gli permettevano di coltivare l'ambizione di guidare ancora - come sempre, nella storia della Seconda Repubblica - il partito più votato del centrodestra, oggi lo scopo è salvare la navicella azzurra in tempesta. La concorrenza è forte e agguerrita, mentre l'ancoraggio forzista al Partito popolare europeo non incoraggia gli euroscettici a votare per Berlusconi.

Il consenso elettorale dei partiti italiani che si rifanno alle tradizionali famiglie politiche europee (Ppe, Pse, liberali) si è molto ristretto. Oggi il centrosinistra vale un 20-25% al massimo, al quale si può aggiungere un 7-10% di Forza Italia: in pratica si va da un 30 a un 35% dei voti (che in gran parte resteranno nell'area del Pd e dei suoi vicini). Paradossalmente, oggi il nemico del Cavaliere non sono più i «comunisti» (quasi scomparsi sul piano elettorale) e neppure il Pd, ma i Cinquestelle. E pensare che nel 2008, quando Veltroni definiva Berlusconi «il capo della coalizione concorrente», si credeva che in Italia stesse nascendo un nuovo «bipartitismo imperfetto» (Pdl 37,4%, Pd 33,2%, più o meno come Dc e Pci nel ‘76): quei due partiti, allora al 70%, oggi viaggiano insieme sul 25-30 (se gli va bene).
Il nuovo avversario del Cavaliere è il populismo di seconda (o terza) generazione. In effetti, a ricordare bene, l'appello al popolo in contrapposizione ad una classe politica di professionisti fu proprio uno degli argomenti del Berlusconi edizione 1994. Così come le campagne pubblicitarie televisive sui provvedimenti del suo primo governo («Fatto!»: uno slogan e uno stile che sarebbero stati ripresi dai leader degli anni seguenti) e il «contratto con gli italiani» (già, un altro contratto, prima di quello gialloverde dei nostri giorni) firmato nel 2001. A 82 anni, Berlusconi riparte, per affrontare una nuova sfida, molto più difficile di quelle passate.