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C'ERA UNA VOLTA

Maggiolino il culto dell'utilitaria hippy

Il più grande successo su quattro ruote di tutti i tempi. Teutonica dall'aria balzana, prima ha motorizzato i tedeschi e poi ha invaso il mondo

23 gennaio 2019, 18:59

Maggiolino il culto dell'utilitaria hippy

Ha macinato milioni di chilometri su quattro ruote sottili. Ha «posato» per milioni di fotografie. Ha fatto viaggiare e sognare milioni di persone nei cinque continenti: è il «mito Maggiolino». Tre gli autori del suo successo: Ferdinand Porsche che lo ha progettato, Adolf Hitler che fece della Volkswagen una vettura per tutti e Walt Disney che alla fine degli anni Sessanta inventò «Herbie» trasformando il «Maggiolino tutto matto» in un fenomeno cinematografico di fama planetaria, in un autentico divo hollywoodiano con tanto di ripetuti, più o meno fortunati sequel.
Il primo esemplare uscì dalla fabbrica nel settembre del 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale e di lì a poco la produzione civile fu sopraffatta dal «marchio» militare: doveva essere un mezzo capace di sopportare ogni condizione ambientale e climatica. E lo fece. A guerra finita, in Italia, è il 1959 quando, sull'Autostrada del Sole appena nata, visto il gran numero di auto che «grippavano» alla prova dei lunghi viaggi, l'editore-direttore di «Quattroruote», Gianni Mazzocchi, mette in atto una prova di resistenza e affidabilità impensabile per l'epoca e tutto sommato anche oggi: far viaggiare due Volkswagen rigorosamente di serie a 110 chilometri all'ora per 16 giorni consecutivi. I piloti inanellano 18.600 chilometri.
Solo un guasto viene rilevato: cede su una macchina la puleggia della dinamo. Poi il test riprende a una velocità superiore e si intuisce che i limiti meccanici di questo gioiello sono quasi imperscrutabili. Arrivano gli anni Sessanta e Settanta: ad affiancare l'efficienza del mezzo, insieme ai figli dei fiori, si fa largo la simpatia di quella silhouette un po' retrò, con colori impertinenti e cromature impavide. Il boom economico passa agli archivi, affiorano le avvisaglie dell'austerity. Ma il Maggiolino resta simbolo di gioventù, di vacanza, di lunghi viaggi attraverso il mondo che in quegli anni apre molte delle sue frontiere.
Per la prima volta una berlina si scopre icona, simbolo di un modo di viaggiare, di pensare, di vivere. E' un vecchio baluardo inossidabile nel mezzo di una società che inizia a bruciare mode, oggetti e culti con la stessa velocità con la quale la Fiat cambia i suoi modelli e le donne taglio di capelli. Il Maggiolino, versione cabrio o tetto rigido, asseconda e alimenta la voglia di avventura delle nuove generazioni che si affacciano sulle strade, anche italiane.
E accompagna i sogni con il suo fedele rombo. E con il suo profilo «eterno»: del resto negli anni Cinquanta la Volkswagen aveva provato a rinnovarne il look. Aveva chiesto a Pininfarina di studiare qualche modifica per adeguare il Maggiolino ai canoni estetici più recenti. Niente da fare, il celebre designer italiano affrontò l'incarico con scrupolo e impegno, ma dopo un breve studio gettò la spugna e disse: «E' bello così com'è, perché volete cambiarlo? r.c.


AL CINEMA NEL '68 PER DISNEY DIVENNE «TUTTO MATTO»

Il trailer originale di "The love bug" (Il maggiolino tutto matto) del 1968

Jim, pilota in declino ridottosi a corse-baraccone, ha perso la sua automobile in una gara e acquista da Peter, un altro pilota, uno scassatissimo «Maggiolino» per poter continuare a gareggiare. L'auto da subito si comporta in modo strano. Jim pensa a problemi meccanici. La verità è che la vecchia Volkswagen ha un'anima. Solo col tempo Jim se ne rende conto. Nel frattempo i due a poco a poco fraternizzano e diventano compagni inseparabili di gare e di vittorie. «Il Maggiolino tutto matto», titolo originale «The Love Bug», datato 1969, è un film della Disney che ha fatto epoca. Fantasioso e divertente, è certamente uno dei migliori prodotti della casa californiana di sempre. Gli effetti speciali sono elementari e ovviamente superati, ma il film conserva uno charme ancora efficace. Protagonista Dean Jones, attore impiegato spesso negli anni '60 e '70 dalla Disney per i suoi «live action» (i non cartoni animati, per intendersi) destinati a bambini e adulti accomodanti.
«Un Maggiolino tutto matto», visto l'enorme successo (in tanti ricordano la frase di uno dei protagonisti della pellicola, Mr. Wu, che dice: «Un uomo saggio disse una volta: "Quando arrivi all'ultima pagina, chiudi il libro!" »), diventò l'opera capostipite di una serie cinematografica poi proseguita con «Herbie, il Maggiolino sempre più matto» (1974), «Herbie al rally di Montecarlo» (1977), «Herbie sbarca in Messico (1980)». Ci furono anche una serie tv nel 1982 e un film per il piccolo schermo, «Il ritorno del maggiolino tutto matto», nel 1997. Nel 2005 è uscito il sesto episodio della serie: «Herbie, il super Maggiolino».


LA RENAULT 4

Una pubblicità della Renault 4 del 1962

Una rivale (ma non in America) del «Maggiolino» fu la francese Renault 4, che debuttò nel 1961. L'«auto in jeans» è tornata prepotentemente protagonista dopo che Francesco ne ha scelta una bianca come disinvolta «Papamobile».

LA FIAT 500

Una presentazione d'epoca della 500

Prodotta dal 1957 al 1975, grazie anche al diffuso ottimismo generato dal miracolo economico e al sistema rateale di pagamento, la Fiat 500 diventò subito un successo esplosivo e un fenomeno di costume.

LA CITROEN 2 CAVALLI

Una pubblicità d'epoca della Citroën 2 cv

Altro simbolo «giovane», ricordata con affetto e grande nostalgia, dal '48 al '90 ne sono stati prodotti 3.872.583 esemplari in versione berlina o furgone. E' comparsa in molti film, fra cui anche una pellicola di James Bond.