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Il ministro: "I documenti di Verdi sono di pubblica utilità". Saranno espropriati dallo Stato

24 gennaio 2019, 16:27

Il ministro:

La Direzione generale Archivi del ministero per i Beni e le attività culturali ha adottato il decreto di dichiarazione di pubblica utilità, ai fini dell’espropriazione, del compendio archivistico costituito dall’Epistolario Giuseppe Verdi, dall’Album Clarina Maffei e dagli Abbozzi musicali inediti di Giuseppe Verdi. Lo rende noto il ministro Alberto Bonisoli.
«Beni culturali preziosi come questi - sottolinea il ministro - meritano di essere valutati non sulla base del mero valore merceologico, ma come oggetti unici e necessari del nostro patrimonio culturale. Il genio italiano di Giuseppe Verdi e le sue opere non possono avere un valore quantificabile, sono frammenti importanti della storia del nostro Paese e come tali vanno trattati. E noi abbiamo il dovere di tutelare questi oggetti, di garantirne la conservazione e la corretta fruizione». L’Epistolario è formato da 54 buste di carteggi, alle quali si aggiungono i copialettere di Giuseppe Verdi e di Giuseppina Strepponi, costituiti da 10 volumi rilegati, contenenti minute delle lettere del maestro e della moglie, oltre a un quaderno contenente una storia dei papi scritta da Verdi, ma rimasta incompiuta. L’Album Clarina Maffei è composto da una raccolta di 179 documenti, in larga parte autografi, di personaggi di spicco della cultura internazionale, iniziata da Clarina Maffei - patriota e animatrice di un celeberrimo salotto nella Milano di metà Ottocento - e da lei donata a Verdi, che la proseguì. Infine, il nucleo di autografi denominato Abbozzi musicali inediti di Giuseppe Verdi include versioni preparatorie, schizzi e partiture-scheletro di 16 celeberrime composizioni verdiane, tra le quali Rigoletto, La traviata e Aida.
La documentazione, precisano dal ministero della cultura, si trova attualmente nell’Archivio di Stato di Parma, in regime di custodia coattiva. L’azione dell’amministrazione archivistica ha preso le mosse negli anni scorsi dalla necessità di garantire la sicurezza, la corretta conservazione e, soprattutto, la fruizione pubblica della preziosa documentazione, espressione tangibile, veicolo e memoria dell’esperienza intellettuale e creativa di Verdi.
Il passaggio della documentazione verdiana alla proprietà dello Stato, viene fatto notare, «consentirà la messa a punto di indispensabili interventi finalizzati al restauro, all’ordinamento e all’inventariazione delle carte nonchè di un articolato progetto culturale da realizzarsi attraverso una digitalizzazione accessibile in rete, mostre e convegni»