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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Fotografie giganti sulle pareti bianche

di Monica Borettini -

27 gennaio 2019, 15:57

Fotografie giganti  sulle pareti bianche

Il sole sembrava nuovo. Di smalto a fuoco. Forse perché non era più abituato a vederlo. Si era mischiato tra la folla, incerto se preda di un senso di colpa o di sbeffeggio. Era entrato in Ara Pacis senza alcun problema pur sprovvisto dell’invito, d'altronde nel tempo aveva affinato l’arte di sgusciare tra i muri, oltre le pareti: anche uscire dai quadri non era poi difficile. Le donne erano longilinee, fasciate in abiti luccicanti, con chiome dalla lunghezza impegnativa ma di grande effetto. In abuso di charme, donne diverse. C’erano uomini infracchettati, sguardo narciso, portamento impettito. Ovunque luci soffuse, delicate, da istituto Luce di Cinecittà che illuminavano le fotografie giganti sulle pareti bianche, rigorosamente non incorniciate per non disturbarne l’effetto ottico. Dentro c’era lui. Con la sua dolcezza calda, ilare. Scene dei suoi film. Volti di attrici e registi, ma sempre lui in primo piano. Ed infine lei. Tagliava il nastro inaugurale con un sorriso smagliante, la donna che gli aveva fatto tremare i polsi da sempre. Era ancora bella. Il busto florido nonostante il numero consistente dei compleanni, un volto roseo leggermente tirato forse da qualche ritocco, ma era pur sempre uno splendore. Era tornato guidato da un’ansia febbrile solo per lei. Per rivederla in carne ed ossa. Lei ancora passeggiava su questa terra. Sembrava parecchio a suo agio, muovendosi tra quelle foto. Esse mostravano un percorso importante della sua vita terrena: erano per lui uno specchio ove il soffio del tempo aveva spazzato via nubi, ombre, dubbi e incertezze. Rifulgevano di una realtà indubitabile e lui stesso tributava onori e gloria anche ai suoi errori: si era accettato, finalmente. Tuttavia sapeva che il suo sguardo non poteva colmarsi: era insopprimibile la voglia di rivederla. Le fu accanto e la sfiorò. Solo questo era il suo desiderio. Ma la seta nera del suo abito non si era scomposta. Naturalmente lei non poteva avvertirlo e la cosa più terribile fu che anch’egli non riuscì a ricevere quell’indimenticata sensazione di calore, essendo stata sostituita dal gelo, che solo i morti conoscono. Curiosamente però il senso dell’olfatto era in Marcello ancora vivido e allora si avvicinò alla curva tiepida del suo collo, allargando le narici come due froge frementi: si pose in adorazione mistica, olfattiva. Il buon profumo della pelle di Sofia si raccontava, generoso, riportandolo a tempi di stelle, in cui insieme avevano fatto la storia del cinema italiano. Lei si voltò sembrò guardarlo, turbata, pervasa da una indicibile malinconia, le mani percorse da un leggero tremito.