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EDITORIALE

Il colonialismo in Africa? Altro che Francia. Stiamo attenti alla Cina

di Aldo Tagliaferro -

30 gennaio 2019, 13:25

Il colonialismo in Africa? Altro che Francia. Stiamo attenti alla Cina

Il governo giallo-verde ha una perversa fascinazione per lo scontro. La lista dei contenziosi in pochi mesi è già sorprendentemente lunga: prima Bruxelles, a cui si contestano austerity e scarsa flessibilità, quindi le istituzioni economiche (Bankitalia, Fmi, Bce, Inps, non si salva nessuno) ree di sciorinare dati negativi; poi Berlino e Amsterdam, con le quali il contenzioso è sui migranti, ma il capolavoro riguarda la Francia. Tra le tante accuse mosse a Parigi ce n'è una - targata soprattutto Cinque Stelle - sul neocolonialismo che sfrutta l'Africa a colpi di franco coloniale innescando l'ondata migratoria.
Ecco: questa polemica è l'esempio di come, nell'eterna campagna elettorale alla quale siamo costretti ad assistere, qualsiasi argomento sia utilizzato in modo strumentale spostando l'attenzione dalla luna al dito. Si vuole aprire un dibattito sul neocolonialismo nel continente nero? Bene, allora facciamolo in modo meno approssimativo e allarghiamo la riflessione dalla Francia alla Cina preoccupandoci di come sta realmente cambiando il pianeta.
Da anni, infatti, Pechino con la pianificazione feroce che solo uno stato centralizzato può mettere in campo sfrutta i giacimenti africani di metalli rari e preziosi ribaltando in chiave economica i principi di anticolonialismo cari alla vecchia Cina di Mao.
In cambio di infrastrutture e partnership commerciali il Dragone ha messo le mani su cobalto, litio, neodimio (si utilizza per fabbricare magneti per turbine eoliche e auto ibride), grafite, niobio sfruttando perfino i bambini nelle miniere africane e indirizzando con grande abilità il corso dei mercati.
I minerali del futuro valgono come l'oro perché sono fondamentali per lo sviluppo di tecnologie «pulite», dagli smartphones all'auto elettrica. A proposito, per le batterie delle auto elettriche, il cui principale mercato mondiale guarda caso è la Cina, si utilizzano proprio litio e cobalto.
L'Europa, che aveva fondato la sua supremazia nell'automotive sui motori a gasolio, tutt'ora campioni di efficienza ma irrimediabilmente demonizzati, è rimasta impantanata nel Dieselgate e senza nemmeno accorgersene si è ritrovata vassalla di Pechino perfino in un settore tradizionale come l'auto.
Così il piano Made in China 2025 - quello con cui Pechino intende diventare autosufficiente nell'alta tecnologia - corre a gonfie vele mentre in Congo, Namibia, Mozambico e Costa d'Avorio si scava per conto terzi. E da noi si discetta sul neocolonialismo di Macron.

atagliaferro@gazzettadiparma.net