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EDITORIALE

La Tav e le continue sparate di Toninelli

di Aldo Tagliaferro -

06 febbraio 2019, 16:13

La Tav e le continue sparate  di Toninelli

Alleluja, Virginia Raggi ha annunciato ieri che lo stadio di Roma si farà. Il via libera di un'opera non proprio secondaria da parte dei Cinque Stelle è merce rara in tempi spazzati dalla tempesta sulla Torino-Lione. Il progetto romano fu presentato a marzo 2014: in 5 anni un Paese normale lo stadio l'avrebbe già inaugurato, ma i tempi del Belpaese son quelli che sono.
Il timore - anche per la tempistica - che il progetto romano possa diventare solo la foglia di fico dietro la quale nascondere il no alla Tav da parte di Toninelli & C, è forte. Del resto da un ministro che è sbottato in un «chi se ne frega di andare a Lione» l'unica grande opera che ci si può attendere è quella costituita dalle sue gaffe, che si preannuncia di dimensioni monumentali (dal tunnel del Brennero alla statalizzazione della A22 già in mano agli enti locali fino al pugno chiuso all'approvazione del decreto su Genova...).
Il ministro Toninelli ascolti piuttosto l'allarme lanciato nuovamente ieri dall'Unione delle Province italiane: dal monitoraggio richiesto dallo stesso Ministero è emerso che quasi 2.000 dei circa 30.000 tra ponti, viadotti e gallerie gestiti dalle Province, parecchi dei quali con più di mezzo secolo sul groppone, hanno bisogno di interventi urgenti (pensiamo ai nostri ponti sul Po...). E ne ha bisogno soprattutto l'Italia, che ha infilato il tunnel della recessione dimenticando il capitolo investimenti. Domani la Ue rivedrà le stime di crescita: non aspettiamoci nulla di buono.