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Fornovo

I ricordi di un paese che non c'è più condivisi dai cittadini grazie a internet

Memoria e nostalgia: dagli antichi negozi alle emozioni di un periodo che non tornerà

09 febbraio 2019, 20:02

I ricordi di un paese che non c'è più condivisi dai cittadini grazie a internet

FORNOVO - La memoria e la nostalgia scorrono sul web. Sulla pagina Facebook di «Sei di Fornovo se..» gli iscritti rievocano ricordi del paese, legati della loro infanzia, riportano episodi e personaggi che hanno accompagnato la loro vita di tutti i giorni. Se alle origini questa, come altre pagine legate ai paesi, aveva come principale mission la testimonianza di una memoria condivisa, e l’affermazione del senso di appartenenza ad una comunità, ora, si è costruito un fitto mosaico di racconti ed immagini, flash che passano da una generazione all’altra, compongono quadri di una storia più o meno recente che va dagli anni del dopoguerra agli anni Sessanta e Settanta, fino a periodi più recenti.

Un paese in gran parte scomparso ma vivo e presente nei ricordi di ognuno. Dai divertimenti dei bambini, con i tuffi in Taro dai «piloni» in estate, alle discese da Monte Croce con la neve, agli appuntamenti per i più grandi alla balera estiva «Pino Solitario» che aveva preso il nome dall’omonima canzone di Luciano Virgili: un posto, il Micone, in cui «molti fornovesi e persone provenienti dalle vicine frazioni e paesi hanno ballato», scrive qualcuno. Così come le generazioni successive hanno fatto nel cinema-teatro da Anzani, trasformato in locale da ballo che ha cambiato più volte nome. Così, anche, come ha fatto il piccolo locale-discoteca sotto il Touring bar.

Tra i luoghi del «cuore» del paese, i negozi di generi alimentari: tanti, presenti in ogni via, meta quotidiana per la merenda da portare a scuola o per le golosità, custodite dentro i vasi di vetro, sfuse, come le caramelle e le giuggiole di Rossolini, dove si tostava anche il caffé, o le leccornie della Garmi, nel borgo grande, o i panini con la mortadella da Pina e Giacomo Spadini e quelli imbottiti da Gianni e la Carolina in via XXIV Maggio e poi «Pepen», in piazza della chiesa che, qualcuno scrive «mi ricordo l’uva che vendeva sotto le feste natalizie (allora rara) contenuta in cestini colorati».

E poi, nel centro storico, Tambini, Pelerzi e tanti altri, con tante altre mercanzie, dai mobili ai primi elettrodomestici, dalle macellerie ai negozi di fotografi. Questi e, come qualcuno scrive, «tantissimi altri negozi che rendevano famigliare il paese». Uno fra tutti, il ricordo del gelato: quello del Baracchino in scogliera, la via della passeggiata festiva che diventava una grande platea a fine aprile, quando gli occhi erano puntati sul Taro dove si teneva la Gara internazionale di canoe, che partivano da Borgotaro per arrivare a Fornovo. Altro gelato, insuperato nella memoria dei fornovesi, quello del bar Sport di via Veneto dove le signore Gisella e Anna, e poi Linda, sempre impeccabili ed eleganti, accoglievano tutti con un’eleganza innata: «hanno coccolato con il miglior gelato della provincia intere generazioni», scrive qualcuno. Poi i bar, i luoghi di incontro e di amicizie: da quello del musicista di mandolino Cesten, il cosiddetto «bar di mort» nel piazzale della chiesa, o il «Pavon», che apriva i battenti tra ai due borghi, che proponeva la torta fritta agli avventori nel giorno di mercato o, ancora, il «Baraccone» che, come un grande corridoio, si poteva attraversare entrando dal borgo per uscire sulla piazza del mercato o al contrario.

Passando tra le vie era normale incontrare persone simbolo: dalla signora Domenica che portava il peso di numerose collane e tantissime spille e poi Piero «La Màta», con il suo cavallo e lo Sceriffo, primo tifoso di calcio e ancora, Mariòn, che tutti conoscevano per il suo abbigliamento e per il suo servizio all’autodromo di Varano dove, armato di paletta, dirigeva, a modo suo, il traffico. E, ancora, l’indimenticato vigile urbano Toscani: mille storie, mille volti. Quelli di Fornovo. Do.C.

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