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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

Il fallimento di Gatto Belisario

di Gustavo Marchesi -

10 febbraio 2019, 16:42

Il fallimento di Gatto Belisario

Ultime notizie: da «Gatti-siam-noi» la ditta di alimentari dei conti Pensa-a-te è fallita.

La causa? Il Consiglio europeo vieta l’importazione dei gustosi molluschi fuori misura e l’intero settore alimentare crolla, tutti i generi fino ai polletti allevati negli stampi. In fuga il titolare, il soriano Belisario. Inseguito da uno stuolo di creditorii, i cagnacci della Barboia, nella fretta il contegatto affonda i piedi nello stagno e il disgusto è al massimo. Prontamente zia baronessa Costantina lo richiama al buonsenso: «E allora?! E infilarsi gli stivali, no, non si può? Quel paio da sette leghe, quella meraviglia che il mondo t’invidia…».

Belisario sa che non può metterli, che sono stivali sottratti, in Casa del Re, dalla stanza del suo tirapiedi, Antonino lo scarparo di corte. Distratto nella mente e nel cuore da quando il Re gli ha affidato le riparazioni delle scarpine per damigelle, non si accorge di chi sarebbe colui che scappa con gli stivali… E c’è ancora un fatto: oltre al pericolo che Sua Maestà lo denunci: Belisario non intende sciupare le calzature, le porta sottobraccio. Scalando il muro di cinta, una gli sfugge e va giù, giù fino alla finestra di Merlo Gigi il suo grande amico e consigliere, che lo incita a vendere: cosa potrebbe farsene di una?! Sempre sicuro di sé Merlo, anche durante la guerra consigliava i connazionali di fare scorte d’aria prima che i nemici la togliessero dal mondo; certo i nemici, la propria la tenevano, i furboni: di questo se non altro era sicuro Merlo Gigi… E se dal cielo cadevano le bombe? e mettevano in pericolo il soffitto di casa? ansia? terrore? Niente di meglio che fare come lui, proteggersi nel sottoscala, e aspettare…

A Belisario suggeriva che aspettando tenesse in mostra lo stivale residuo. Fin che tutti vennero a conoscenza del grande segreto: lo stivale possedeva un pezzo della magia generale che sta sotto la pelle del globo…

Allora piovvero richieste da ogni paese di cultura conoscitiva: offerte di pagamenti in natura, miniere di preziosi per donna e uomo, allevamenti e possedimenti e infine una divisa modello militare da sera gran galà sartoria francese, con fregi di aquile autoritarie.

Ma venne un giorno che si scopre la verità, la vera, veridica verità: i paesi concorrenti chiedevano di provare lo stivale, prima del sì definitivo. Piedi del nord contro piedi del sud, e non parliamo di quelli dell’ovest contro l’est dove sorge il sole. Convegni, assemblee, premi in palio per piedi vincenti… Nel frattempo il Gatto Mammone, gran superstar della manualità, aveva commissionato il secondo stivale alle cooperative delle streghe in pensione, ancora attive in nero.

Niente da fare però: nessun piede calca il raffinato manufatto se non a rischio di sfondarlo, e sarebbe una rovina, considerati il lucido pellame, la pregnanza del tacco, la squisitezza unisex, la loro attualità…

Alla fine l’insofferenza pedestre si giustificò: lo stivale, consultando le carte, aveva nome Italia.