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EDITORIALE

La straordinaria forza del papà di Manuel: costruire la speranza

di Vittorio Testa -

10 febbraio 2019, 16:14

La straordinaria forza del papà di Manuel: costruire la speranza

Deve avere dentro di sé una esemplare forza d’animo e una inscalfibile saggezza raziocinante, un’assoluta capacità di autocontrollo e uno sconfinato amore per il genere umano nonché un giacimento interiore di virtù, il signor Franco Bortuzzo, padre di Manuel, il giovane campione di nuoto colpito dal piombo di quei due delinquenti e destinato a perdere l’uso delle gambe.

Faccia solcata dal dolore, capelli lunghi e corta barba argentea, l’eloquio pacato dall’accento del Nord-Est e una mitezza da predicatore pietista, Bortuzzo ci ha impartito una memorabile lezione di umanità e dirittura morale, di senso civico e di rigorosa etica civile. Non stupisce che il figlio di tanto padre, Manuel dal sogno spezzato di campione, sappia a sua volta trovare parole di speranza, anzi la certezza del totale recupero, la fiducia nel futuro. Tetragoni al piagnisteo, al vittimismo e alla così diffusa prassi di voler trovare colpevoli cui imputare le cause dell’avversa sorte, Franco e Manuel si stagliano in questa vicenda come uomini di caratura superiore, degni dei leggendari stoici, quei virtuosi dall’anima imperturbabile, i Seneca e i Marc’Aurelio che con il loro insegnamento ci ricordano che l’uomo conosce il bene ma anche il male, che la vita non potrà mai essere sicura al riparo dal dolore e dalla tragedia, che non può esistere una società che ci garantisca l’invulnerabilità. Certo le circostanze possono anche essere peggiorate da cattiva amministrazione, comportamenti malvagi, manchevolezze di ogni sorta. Ma purtroppo questi rischi sono ineliminabili.

Stupisce, in questa società del livoroso lamento e della pretesa assistenza salvifica dello Stato, che, anziché gridare allo scandalo e accusare il Comune per l’attesa di 25 minuti dell’ambulanza per Manuel ferito, il signor Franco Bortuzzo dica «Sì forse sono tanti ma c’è da considerare il gran traffico romano, nessuno può fare miracoli». E che privilegi sempre in ogni sua dichiarazione la ricerca di aspetti positivi nonostante l’enormità in questa tragedia. E’ la vera resilienza, la capacità di far rimbalzare la sventura che la sorte ci ha riservato, la volontà di trovare anche un minimo appiglio per riaccendere la speranza, per tentare di costruire un futuro il migliore possibile.

E il signor Bortuzzo, questo straordinario padre, non grida, non invoca punizioni, non vuole restar prigioniero del risentimento. Guarda avanti, esorta tutti a credere nelle capacità dell’uomo di vincere le avversità: «Manuel è forte, ce la farà. Si è trovato nel luogo sbagliato con gente sbagliata. Ma comunque poteva andare peggio: e dunque meglio così che il dover portar fiori su una tomba». E ancora: «Ringrazio tutti coloro che ci hanno aiutato, la polizia, i medici, i tantissimi che ci sono vicini. Mi sono reso conto che Manuel è diventato un figlio d’Italia, la federazione del nuoto, i campioni, la gente comune, tutti vogliono bene a Manuel. Sì è un figlio d’Italia e io sono orgoglioso di essere italiano». E Franco Bortuzzo, signore di grande nobiltà d’animo, assume quasi un tratto paterno anche nei confronti dei due malavitosi: «Mi stupisce che dicano di essersi pentiti solo d’aver sbagliato bersaglio: evidentemente ritengono invece normale sparare con le rivoltelle… Vogliono scriverci? Ne avranno tutto il tempo, ma sia chiaro che non si parli di perdono». E’ questo il tono più duro nei confronti di chi ha rovinato la vita di suo figlio e della sua famiglia. Franco Bortuzzo, il resiliente, lo stoico, il saggio: una lezione memorabile.