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Love bombing. Lo chiamano amore... ma c'è di mezzo il web

di Monica Rossi -

12 febbraio 2019, 13:29

Love bombing. Lo chiamano amore... ma c'è di mezzo il web

L, O, V, E: quattro lettere sulla tastiera. Una parolina in cui riponiamo molte aspettative. Il sentimento più idealizzato, punto di arrivo di milioni di cuori solitari, trova oggi nell’era di internet un nuovo terreno: c’è chi, lasciandosi corteggiare online, è fortunato e trova davvero l’anima gemella, e chi invece rimedia sonore fregature. E non solo sentimentali.

Di cosa stiamo parlando? Nello specifico, del «love bombing», o «romance scam» per dirla con l’Fbi che tratta la materia al pari di altri crimini. In altre parole: cybertruffe affettive. Terreno di «gioco»: il web. Punto di forza di chi va a caccia: l’impossibilità, per il cuore solitario o insoddisfatto, di erigere un «firewall».

La speranza nell’amore vero che prima o poi si paleserà non muore mai. Pensate riguardi solo gli uomini? Ricredetevi. E l’anagrafe non è un limite.

PRINCIPE AZZURRO CERCASI

Principe azzurro cercasi: un cliché di facile lettura per i predatori «Il bisogno di essere psicologicamente dipendenti, di potersi abbandonare alla fantasia del principe azzurro: è il cliché affettivo di molte donne ed è di facile lettura per i predatori del web - spiega Flora Argentieri, psicologa libero professionista a Parma -. Finalmente hanno un uomo gentile, affettuoso che sa sempre dire le parole giuste (sul monitor!), ma al contempo non è impegnativo e non deve essere accudito nel quotidiano. Possono prendere solo il bello senza responsabilità. Riescono a non sentirsi sole, anche perché questi uomini mandano solitamente molti messaggi al giorno: un uomo che lavora difficilmente ha il tempo per farlo. La mancanza di confronto con la realtà enfatizza sempre più l’amore romantico. È una relazione senza oneri: un uomo reale è troppo impegnativo, deve essere incastrato nella quotidianità, che per queste donne è già molto complicata: devono guadagnare, dimostrare di essere brave, spesso vivono da sole con tutto ciò che questo comporta. Potersi affidare a qualcuno che non chiede ma ti tiene compagnia diventa subito l’uomo ideale.

QUANDO SCATTA LA TRAPPOLA

Ma è a questo punto che spesso scatta la truffa: lui si trasforma nel pulcino bisognoso d’aiuto (leggi: soldi) per poter uscire da un momento difficile e poter poi diventare un “vero” (reale) principe, che finalmente arriverà e ti porterò via sul suo cavallo bianco!”. Ma sotto sotto c’è l’inganno, spesso il raggiro economico, e la testimonianza (protetta da pseudonimo) che abbiamo raccolto (a fatica perché chi cade in queste trappole si vergogna e non ne parla volentieri) ne è prova. Prima però, qualche dato...

CYBERTRUFFE AFFETTIVE

Cybertruffe affettive: cifre da capogiroPossibile che anche le donne mature siano vittime del cyberamore che... amore non è? Ebbene sì. Il fenomeno cresce e le cifre sono allarmanti: nella sola Italia, pare siano oltre 4.000 le donne a essere state raggirate da falsi corteggiatori, che non solo le hanno illuse ma sono riusciti a estorcere loro soldi. Tanti soldi: secondo i dati diffusi da «Acta» (l’Associazione contro le cybertruffe affettive e lotta al cybercrime, fondata nel 2014 a Torino da Jolanda Bonino, ex sindacalista e vittima essa stessa di una cybertruffa affettiva), infatti, in ballo ci sarebbero 50mila euro a vittima (in media: c’è chi ha perso poche centinaia di euro e chi invece molte migliaia, fino ad arrivare a 300mila euro)!

LA TESTIMONIANZA

Leggendo le testimonianze sul sito di Acta e riportate dai legali dell’associazione, verrebbe da credere non sia possibile. E invece... Antonietta C. (il nome è di fantasia) ha 43 anni ed è una delle tante vittime che hanno accettato di raccontarsi.

«Ho due figlie e un marito, anzi un ex marito: un anno fa è uscito dalle nostre vite lasciandomi di stucco - racconta -. La Rete mi ha subito consolato: ho iniziato a sfogarmi con le amiche su Whattsapp e poi su Facebook. I miei post erano visibili a tutti, amici degli amici compresi: non ci si pensa mai, ma è un attimo perdere la privacy sui social. Infatti, il giro di chi mi dava consigli si è allargato in un lampo. E con i consigli, si sono palesati i primi corteggiatori. Non mi dispiaceva: mi sentivo di nuovo bella e desiderabile. Quasi una rivalsa. Dopo un paio di mesi, ho iniziato a chattare con un mio coetaneo, il cui nome per altro non mi suonava nuovo. Diceva di essersi trasferito per fare ricerca universitaria in Belgio. Siamo diventati amici su Facebook, dove abbiamo iniziato a parlarci parecchio; le conversazioni si sono fatte intense, giorno e notte.

CHE UMILIAZIONE!

Mi piaceva l’idea di avere un amore virtuale, era quasi una trasgressione, un angolo tutto mio. Poi a un certo punto, ha detto che l’esperienza in Belgio si era conclusa e mi ha chiesto dei soldi “per sistemare le cose, prima di tornare in Italia per le vacanze di Natale e incontrarci.” Non ci sono cascata. Ma il fatto di non averci rimesso economicamente non mi ha fatto sentire meglio: mi sono sentita umiliata, raggirata. Ed è difficile ammettere davanti agli altri cosa è successo a me, donna sì sola ma preparata, con un lavoro che mi dà enormi soddisfazioni».