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EDITORIALE

Perché in Abruzzo ha vinto il centrodestra

di Luca Tentoni -

12 febbraio 2019, 15:19

Perché in Abruzzo ha vinto il centrodestra

Le elezioni regionali in Abruzzo ci restituiscono, come spesso è avvenuto in passato, un vincitore che supera abbondantemente il 45% dei voti (nel 2014 prevalse il centrosinistra di Luciano D'Alfonso col 46,26%, mentre stavolta ha avuto la meglio il centrodestra di Marco Marsilio col 48,03%). Il risultato va oltre le previsioni della vigilia: la coalizione guidata dall'esponente di Fratelli d'Italia era considerata favorita, ma un margine di distacco di quasi 17 punti sul secondo classificato (che, a sorpresa ma non troppo, è il candidato del centrosinistra, anzichè l'esponente del M5s) non era immaginabile. In parte ciò è dovuto ad un'altissima contendibilità della regione, che durante tutta la Seconda Repubblica è passata dal centrodestra al centrosinistra; in parte, inoltre, la causa è l'elevatissima mobilità elettorale. Se si pensa che in tutte le regioni nelle quali si è votato dalla fine del 2017 (Sicilia) a domenica scorsa (Abruzzo), i cambiamenti di voti rispetto alle politiche erano stati pari al 13,3% fra i poli e al 15,5% fra i partiti, stavolta la percentuale è stata molto più alta: fra il 20 e il 24% fra i poli (rispetto a politiche e regionali precedenti) e intorno al 32% fra i partiti. Segno che l'Abruzzo è elettoralmente molto "vivace": alle regionali del 2014 ha dato il 46% dei voti al centrosinistra, alle politiche del 2018 il M5S ha avuto il 39,9%, mentre alle regionali di domenica il centrodestra ha avuto il 49% dei voti di lista.

In tutto questo generale rimescolamento, però, si trovano linee di tendenza nazionali. Nell'ex Cdl - che per ora è solo un'alleanza per le amministrative - prosegue l'erosione dell'elettorato di Forza Italia. Il partito di Berlusconi aveva il 16,7% alle scorse regionali, il 14,4% alle politiche, oggi ha il 9,1%: un pessimo segnale, considerando che a Sud di Roma gli azzurri hanno percentuali di consensi molto superiori rispetto al Centronord.
Se alle politiche di un anno fa la Lega aveva in Abruzzo il 13,8%, FI il 14,4% e FdI il 5%, oggi il partito di Salvini balza al 27,5% (+13,7%: se proiettato su scala nazionale, non si va lontano dal 30-31% che i sondaggi attribuiscono al Carroccio), FI è al 9,1%, FdI al 6,4%. La trazione leghista della coalizione non solo si conferma, ma si accentua anche al Sud. Così come la debolezza strutturale del M5S alle elezioni regionali (nel 2014 perse l'8,5% dei voti rispetto alle politiche) non solo si ribadisce, ma si accentua (dal 39,9% al 19,7%, peggio di cinque anni fa): segno che c'è anche un problema politico che i Cinque Stelle farebbero bene a non sottovalutare.
Infine, il centrosinistra, che resiste e recupera persino voti in valore assoluto rispetto alle politiche: è un leggero viatico, ma insieme al secondo posto rappresenta un buon segnale (per ora, isolato). L'astensione ha giocato un ruolo in questa competizione, ma se raffrontiamo i voti assoluti dei tre poli, vediamo che centrodestra e centrosinistra guadagnano rispetto al 2018, mentre il M5S perde 185mila voti. Secondo il Cise-Luiss, su cento voti pentastellati del 2018, solo 38 sono andati alla candidata Marcozzi, ma il 32% è finito nell'astensione e un significativo 16% ha scelto il candidato di centrodestra. Tutti segnali sui quali, da oggi, a Roma si comincia a riflettere.