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IL TEST

Al volante di Hyundai Kona, la coreana che ha studiato in California

di Lorenzo Centenari -

13 febbraio 2019, 20:39

Al volante di Hyundai Kona, la coreana che ha studiato in California

L’impronta a terra di un’utilitaria, o poco più, la posizione alta di un crossover, o poco meno. Hyundai Kona si autodefinisce sport utility, noi preferiamo incasellarla come «quasi-Suv», e non è affatto un male. Si beneficia della guida in posizione più elevata e di capacità di carico (361 litri), si infilano i parcheggi con la nonchalance di una comune sub-compatta (4 metri e 17 di lunghezza). E per non urtare marciapiedi o «panettoni», di serie c’è una retrocamera ultranitida. Simpatica, questa coreana che ha studiato design in California, dove Hyundai possiede un Centro stile, e che per nome sceglie quello di un distretto di Big Island (Hawaii).

Piacciono il frontale e la combinazione di calandra e gruppi ottici anteriori, piace anche il colorato e servizievole abitacolo, copia esatta degli interni di Kia Stonic, collega di Gruppo che a differenza di Kona esiste solo a due ruote motrici. A trazione singola o integrale, il semi-Suv dagli occhi a mandorla si disimpegna bene sia in città (sterzo fluido), sia eventualmente in fuoristrada (ben calibrate le sospensioni e sufficiente la distanza dal suolo). Sia, soprattutto, sulle statali di campagna o di montagna, specie se sotto il cofano abita il noto 4 cilindri turbodiesel 1.6 CRDi da 116 o 136 Cv (da 24.250 euro nel brillante allestimento XPossibile), silenzioso e ricco di coppia anche ai regimi minimi.

Promosso a pieni voti, infine, il cambio manuale. Elettronica? Ok il display con connettività per smartphone, ma il navigatore è solo sulla top di gamma (Style).