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In Emilia-Romagna 266 estorsioni nei primi 6 mesi del 2018

La Direzione investigativa antimafia: "La 'ndrangheta ha un approccio imprenditoriale invece che militare"

13 febbraio 2019, 19:42

In Emilia-Romagna 266 estorsioni nei primi 6 mesi del 2018

In Emilia-Romagna nel primo semestre del 2018 ci sono stati 266 casi di estorsione, 40 danneggiamenti seguiti da incendio e 65 reati di riciclaggio. Inoltre l’associazione di tipo mafioso è stata contestata 4 volte e in 14 casi risulta l’aggravante per aver agito con il metodo mafioso. Sono alcuni dei dati che emergono dalla relazione della Direzione investigativa antimafia, relativa ai primi sei mesi dello scorso anno.
«In Emilia-Romagna, l’elevata propensione imprenditoriale del tessuto economico regionale - si legge nella relazione - è uno dei fattori che catalizza gli interessi della criminalità organizzata, sia autoctona che straniera, anche ai fini del riciclaggio e del reinvestimento in attività economiche dei profitti illeciti».
Tra le mafie nazionali, sottolinea la Dia, «la 'ndrangheta ha adottato, anche in questa regione, un approccio marcatamente imprenditoriale, prediligendo l’infiltrazione sia del tessuto economico produttivo sia delle amministrazioni locali, aggredendo il territorio, non attraverso il predominio militare, ma orientandosi alla corruttela e alla ricerca delle connivenze, funzionali ad una rapida acquisizione di risorse e posizioni di privilegio».
Un modello operativo già emerso nell’ambito dell’inchiesta Aemilia del 2015 e confermato dal processo a Reggio Emilia che si è concluso, in primo grado, lo scorso ottobre, con 118 condanne.
«Anche la presenza della camorra risulta connessa all’infiltrazione nell’economia legale e al riciclaggio di capitali», spiega il dossier. Mentre «per quanto attiene a "cosa nostra", negli ultimi anni non sono emerse risultanze investigative che abbiano fatto emergere una operatività strutturata sul territorio delle famiglie».