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Parlano i negozianti

La crisi del commercio in via Repubblica: verso una raffica di chiusure?

13 febbraio 2019, 06:03

La crisi del commercio in via Repubblica: verso una raffica di chiusure?

LUCA PELAGATTI

Il biglietto appiccicato alla vetrina del civico 5 di via Repubblica, per quanto piccino, attira l'occhio dei passanti. «Grazie per avere trascorso questi trent'anni insieme». L'affetto nel messaggio è evidente: ma l'emozione non riesce a nascondere il dettaglio che quello è, comunque, un addio, che dietro la vetrina il negozio è vuoto. E di occhi di bottega chiusi, intorno, ce ne sono diversi.

«Siamo una delle strade più importanti di Parma. Eppure anche qui si cominciano a vedere le attività che chiudono», commenta un altro commerciante di via Repubblica. Che dopo una pausa argomenta: «La crisi economica non riguarda solo la nostra città e ovviamente la nostra strada. Ma adesso, anche qui, si sentono aleggiare strani discorsi».

Ovvero si comincia a pronunciare la parola tabù: cessazione. Che significa che tra i commercianti c'è chi si dice pronto a sventolare bandiera bianca. Il primo segnale lo si avverte anche solo passeggiando: ai civici 97, 60, 59, 44 e ancora 18, 5b e 6 si trovano negozi chiusi su cui campeggiano le classiche scritte «Affittasi». E poi iniziando a parlare, sia pure sottovoce, con pudore, c'è chi ammette di fare i conti con la resa.

«Io, ad esempio, vorrei vendere. Se trovassi cederei al più presto. Ma se non riceverò delle offerte sono comunque pronta a chiudere», svela la titolare del bar Toffee al civico 98. I motivi? I soliti: «Le spese sono tante, gli incassi bassi. Non resta nulla. E allora tanto vale smettere».

Una sensazione di sconfitta che non ti aspetti tra chi presidia una delle vie nobili delle città. Ma che, da qualche tempo, inizia a sperimentare la disillusione. «Per sedici anni abbiamo tenuto aperto la domenica -, raccontano al bar tabacchi Smoke. - Adesso la domenica invece chiudiamo. Tanto per strada non passa nessuno. E il fatturato è zero».

Recriminazioni dei soliti incontentabili? Pare di no. Perché anche se cambiano gli argomenti alla fine i contenuti sono sempre gli stessi: gli affitti crescono mentre gli incassi, nella migliore delle ipotesi, restano uguali. E dopo un po' subentra lo scoramento.

«Eppure occorre reagire - suggerisce il titolare del Borgobello. - Se vogliamo che la gente venga davanti alle nostre vetrine occorre offrire loro un motivo: sia come offerta commerciale, sia come atmosfera. Ma questa strada, invece, non ha saputo darsi il tono che merita e che le darebbe lustro». E allora, da più parti, si sente parlare di tavolini per arredare i marciapiedi, di feste ed eventi per richiamare gente, di arredi urbani per una ventata di bellezza. E, al contrario, di buche che aumentano mentre il tema caldo delle pedonalizzazioni accende gli animi. Tra chi pensa che le auto portino i clienti e chi, al contrario, vorrebbe pedoni liberi di aggirarsi ovunque.

«Io penso che l'appeal di una strada derivi in gran parte da chi la abita: cioè dai commercianti - sottolinea un esercente. - Ma un maggior sostegno del Comune aiuterebbe», argomenta mentre la titolare di una profumeria alza gli occhi verso l'alto. «Un tempo qui intorno, ai piani superiori, era pieno di studi professionali, di uffici. Ovvio che chi li frequentava si fermasse poi nei negozi: Adesso i professionisti si sono spostati fuori dal centro e la clientela, come conseguenza, è calata. Tanto che in certi momenti nella strada non passa nessuno».

Ora, a mezza mattina, di una giornata di sole che profuma di primavera fuori stagione in realtà l'atmosfera sembra molto diversa. Ma parecchi commercianti scuotono la testa. «Più avanti, c'è un negozio di abbigliamento con la saracinesca abbassata. Il negozio non ha cessato l'attività ma il titolare è anziano e forse non riaprirà. Poco oltre, all'angolo tra via Repubblica e viale Mentana c'è una osteria: sulla porta compare la scritta “chiuso”. Riaprirà, si dice, ma solo come bar».

Insomma, più indizi che si sommano fanno una prova. E se anche da parte di molti si cerca di non scaricare sugli altri le responsabilità («ricordiamoci che dobbiamo subire la concorrenza pesante di centri commerciali e vendite online») è evidente che la preoccupazione c'è. «Si deve agire prima che la situazione sia troppo grave. Noi non vogliamo he la nostra strada finisca come via Bixio o via Garibaldi dove il commercio sembra essere morto. Ma occorre pensare ad una reazione da subito. Prima che sia troppo tardi».

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