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EDITORIALE

Il libro di Renzi. Tante critiche e tanta voglia di ritornare

di Domenico Cacopardo -

16 febbraio 2019, 13:54

Il libro di Renzi. Tante critiche e tanta voglia di ritornare

Matteo Renzi ha pubblicato in questi giorni “Un’altra strada” (Marsilio Editori, euro 16,00), un libro che è un’analisi a 360° e, in fondo, un progetto per il futuro: «Oggi nel tuo cuore, e non solo nel tuo, alberga la vuotanza. Manca la speranza, mancano leader in grado di incarnarla … abbiamo perso una battaglia storica che mirava a semplificare le istituzioni e renderle più moderne… Non c’è dubbio che quando perdi devi domandarti dove hai sbagliato e la gestione della campagna referendaria è stata il mio errore principale… ma continuare con il ritornello della personalizzazione rischia di non aiutarci a leggere ciò che è accaduto in Italia e nel mondo nel 2016. Nella prima metà di quell’anno, fino alla vittoria del Leave al referendum sulla Brexit, eravamo nettamente in testa nei sondaggi, con risultati schiaccianti. Poi qualcosa è cambiato, non solo per noi: un vento diverso si è alzato e ha spazzato via i nostri sogni…».
«A differenza dei giudizi di quanti ritengono che la fase populista sia destinata a durare e a prosperare nei prossimi decenni, io penso che il ritorno della politica sia molto vicino…».
«… il vero costo della politica non è il vitalizio, ma l’incompetenza...».
La critica al governo giallo-verde è serrata e colpisce gli uomini e le decisioni. Si occupa di Gianroberto e di Davide Casaleggio, affrontando il loro discutibile (...)
impianto ideologico, organizzativo e societario, con relativi e attuali conflitti di interesse. Ma passa rapidamente ad altro: «…i populisti non mettono al centro dell’agenda politica le questioni reali, le vere sfide strategiche per il futuro del paese … l’avvenire smette di essere un’avventura, nel senso etimologico del termine, e diventa una minaccia».
E ancora: «…Siamo una repubblica democratica fondata sul lavoro e il parlamento ha approvato la legge più importante, quella di bilancio, con provvedimenti finalizzati a favorire chi vuole smettere di lavorare o chi lavora in nero. Il trionfo dell’assurdo. Il reddito di cittadinanza è contro il lavoro. Il no alle infrastrutture è contro il lavoro… I prepensionamenti sono contro il lavoro… scaricare il costo delle prestazioni previdenziali sulle giovani generazioni è profondamente ingiusto … l’unico modo per combattere la povertà è creare ricchezza, benessere, occupazione. Servono crescita e investimenti, non assistenzialismo e decrescita…»
L’ex segretario ripresenta i numeri del successo del suo «jobs act» e li confronta con la «recessione tecnica» che s’è impadronita dell’Italia e mostra consapevolezza e visione. In realtà, oggi è l’unico leader riformista del centro-sinistra. Il più qualificato. Lontano dalle piccolezze delle vecchie e nuove nomenklature.
Tanto da affermare che «la politica deve scaldare, ha bisogno di leader autentici e coraggiosi in grado di rischiare, non di grigi funzionari... la politica è passione…»
Oggi Renzi è in attesa che il vento che spira in Europa e in Italia cambi e che, quindi, le idee della liberaldemocrazia tornino d’attualità. E lui – ce lo dice chiaramente – è pronto a cogliere le novità e, se glielo permetteranno, a guidarne l’attuazione.

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