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IL RACCONTO DELLA DOMENICA

I due nani in giro per il Belpaese

di Antonio Tacete -

17 febbraio 2019, 14:15

I due nani in giro per il Belpaese

L'estate era da poco terminata con grande soddisfazione del nano Villa poiché, insieme al nano Sant'Agosto, avevano assistito al palio di Siena. Nella città toscana avevano tracannando vino in abbondanza, ubriacandosi, da un vinaio della contrada dell’Oca, successivamente su una spider rossa, elaborata Abarth, si erano recati nella ventosa Benevento. Lì, in un casolare in rovina, si scolarono una intera bottiglia di liquore Strega, poi Villa il nano fumò anche tre sigari toscani sbriciolandoli nella pipa.
Nel mezzo della notte furono svegliati da uno scalpicciare di passi. Tutt’a un tratto sulla porta del casolare apparve il brigante Lupecorone con appiccicate sulla cinghia ai fianchi molte pistole, tante quante erano le muse della Pieria, di cui avevano le forme allungate dei volti. Il brigantone possedeva una doppia anima, cattiva e buona. Cattiva perché irsuto e pieno di peli neri come un lupo, di cui aveva il nasone lungo come un muso lupino, ma d’animo buono perché affabile come una pecora. Il brigante offrì a Villa il nano una caciotta, qualche taralluccio e una fiaschetta impagliata di vino rosso. I due nani a loro volta gli fecero dono di ciambelle fritte e del liquore Strega giallo. Siccome il brigante in gioventù era stato studente universitario di lettere si mise a parlare con i due nani di Carducci e Leopardi, declamando le loro poesie.
Nel loro peregrinare in Campania i due nani avvistarono diverse bufale munte dai casari con le mani, come se i capezzoli dei quadrupedi fossero corde di campane tirate dai campanari. Mentre discorrevano Villa il nano mise una caciotta del brigante dentro una coppola e la utilizzò come cuscino per dormire. All'alba arrivò ospite nel casolare un puparo. L’uomo teneva uno spettacolino andando in giro per la Campania con due marionette che riproducevano Vittorio Emanuele e Garibaldi che a Teano si stringevano la mano.
All’alba, Villa il nano e l’amico, abbandonata la spider rossa presero posto su una carrozza e arrivarono a Napoli insieme al brigante Lupecorone. Lì entrarono nell'Aula Magna dell'Università dove un docente, certo Pasqualino Pomidorini stava rendendo comprensibile agli studenti asinini le opere del Leopardi. Gli studenti ridevano ascoltando certi aneddoti sul letterato recanatese, come quello spassoso del poeta in fuga nei boschi di Recanati inseguito da un leopardo. Terminata la visita Villa il nano e l’amico s'imbarcarono su un battello e raggiunsero l'isola di Caprera, piena zeppa di capre, interamente di proprietà di Garibaldi, il quale, avendo vessato una grande quantità d’oro nei palazzi borbonici, l'aveva comprata all'inglese Collins. Villa il nano e l’amico nano comminarono sul passo della Moneta, davanti al quale s'innalza il monte Telamone, e mangiarono, in compagnia del mercenario Peppino, che un anno dopo sarebbe stato sepolto nell'isola, maccaroni e carne di capra in una trattoria. Mentre gozzovigliavano entrò il puparo, che inscenò uno spettacolino utilizzando le marionette. E mentre stavano digerendo il pasto appena consumato i due nani si addormentarono.