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C'ERA UNA VOLTA

Happy Days, coriandoli d'America

Compie quarantacinque anni la serie televisiva che stregò il pubblico di tutte le età

di Italo Abelli -

20 febbraio 2019, 18:31

Happy Days, coriandoli d'America

Ma l'America è lontana, dall'altra parte della luna...» cantava Lucio Dalla. Ed era vero: sulla nostra coscienza collettiva incombevano il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro. C'era bisogno di evadere dall'orribile quotidiano, fatto di crisi economica, di pantano politico e di terrorismo. Niente di meglio di una quotidiana immersione nella finzione. Edificante, divertente, leggera, con il lieto fine garantito. Happy Days, uscito per la prima volta negli Stati Uniti nel 1974 (compie in questi giorni i suoi primi 45 anni) ci ha avvicinato all'America, o almeno al suo volto romantico e nostalgico. Sui nostri schermi arrivò nel dicembre del 1977.
L'appuntamento, imprescindibile per milioni di telespettatori, arrivava puntuale prima del tg della sera, e nei palazzi e nelle strade di provincia e di città risuonavano vivaci le note della sigla. Tutti invitati a casa Cunningham, a Milwaukee, per condividere la quotidiana avventura.
Divano a fiori, famiglia unita (quanta tenerezza quei battibecchi in salotto tra Marion e Howard). Richie, bravo ragazzo, impacciato nelle vicende sentimentali ma ottimo cantante. La sorella Joanie detta «sottiletta». Gli amici, il maldestro Ralph Malph e il goffo Warren «Potsie» Weber. I primi amori, le feste, il culto dell'amicizia, il college, i segreti e le bugie. Una fotografia in movimento degli adolescenti che tra gli anni Cinquanta e Sessanta diventavano grandi. E, come sottofondo, il rock 'n' roll.
E poi Fonzie, concentrato di simboli a stelle e strisce: il giubbotto alla James Dean (ma qui il giovanotto è solo bello e mai dannato), la motocicletta, il pugno leggero che accende magicamente il jukebox, le schiere di ragazze che fanno la fila per contendersi un suo bacio. I suoi «hey» e «wow», il pollice alzato in segno di approvazione. I telefilm sono coriandoli colorati che portano nelle case le atmosfere del sogno americano, senza traccia di effetti speciali.
Il creatore della serie è Garry Marshall, regista specializzato in prodotti di qualità e di larghissimo consumo. Newyorkese discendente da immigrati italiani, sarà lui, nel 1990, a confezionare un'altra favola destinata a restare nella storia, Pretty Woman.
I Settanta, negli Stati Uniti, sono un periodo difficile. C'è la guerra del Vietnam, c'è l'inflazione. E c'è bisogno di evadere dal presente. Nel 1970 la Abc incaricò Marshall di realizzare una fiction per giovani e famiglie. Lui, autore già affermato, dopo qualche tentennamento accetta. E dà vita alla famiglia Cunningham, realizzando una puntata sperimentale di mezz'ora, «A new family in town», con Ron Howard e Marion Ross già al loro posto e con Howard Cunningham interpretato da Harold Gould. E' un fiasco, l'operazione viene accantonata. Passa qualche anno e tutto cambia: sale improvvisa la febbre del revival, a teatro imperversa «Grease», al cinema «American Graffiti». Marshall torna sul vecchio progetto, inserisce alcuni argomenti all'inizio assenti, come le bande giovanili, sempre in versione «morbida». Il risultato è dirompente, sono i «Giorni Felici» che ipnotizzano il pubblico di mezzo mondo.
Con il passare del tempo (undici le stagioni ufficiali) l'ispirazione si affievolisce. E Happy Days diventa oggetto di culto: blog dedicati, fan club che fioriscono ovunque, musei che ne collezionano i cimeli. A Milwaukee, patria dei Cunningham, è stata realizzata addirittura una statua in bronzo di Fonzie. E le annate d'oro imperversano su dvd e pay-tv. La vena originale è inesorabilmente esaurita, ma non si sa mai. «Tanto Arnold (forse) riapre, prima o poi...».

UNA VITA NEL SEGNO DI FONZIE
Henry Franklin Winkler (nato a New York il 30 ottobre 1945), dislessico ed estroso, fa l'attore, il regista e il produttore cinematografico. Ma rimane conosciuto in tutto il pianeta come Arthur Fonzarelli. Il video
 



RICHIE E' DIVENTATO GRANDE
Ron Howard, l'ex ragazzino impacciato Richie, è rimasto  un attore ma è soprattutto diventato un celebrato regista. Ha diretto tra l'altro «Cocoon», «Apollo 13», «A Beautiful Mind» e, nel 2013, «Rush».

IL SORRISO DI MARION
Marion Ross (nata nel 1928), resta universalmente conosciuta come la signora Cunningham. Protagonista di innumerevoli film e telefilm, nel 2010 ha recitato anche nella serie «Grey's Anatomy».

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  • Rock Around the Clock
    La sigla della prima stagione era «Rock Around the Clock», del 1955, di Bill Haley and his Comets.
    In seguito divenne «Happy Days», brano scritto da Charles Fox e Norman Gimbel e cantato da Jimmy Haas e dalla band Ron Hicklin Singers. In entrambi i casi i pezzi scalarono le classifiche. Il video

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  • RETROSTORE di Luca Pollini 
    Da Derrick a Starsky & Hutch, quel fenomeno chiamato telefilm



    Dopo il crollo del monopolio Rai, avvenuto nel 1976, sul piccolo schermo compaiono cose mai viste prima e la tv diventa compagna, babysitter, amica, soprattutto grazie alla marea di telefilm che invadono i palinsesti a tutte le ore del giorno. Un’invasione di storie e attori che hanno segnato un’epoca, scatenato manie, proposto nuovi divi e imposto modelli di comportamento che, non di rado, sono stati specchio dei cambiamenti del costume. Se negli anni Settanta i telefilm esteri trasmessi erano poco più che una decina (tra questi Zorro, Rin Tin Tin, Furia e, appunto, Happy Days) ecco che negli anni Ottanta si assiste a una crescita e a un’offerta esponenziale di storie, realistiche o fantasiose, concentrate in un’ora, per tutte le età e per tutti i gusti. Ci sono i «familiari», come I Robinson, Casa Keaton, Il mio amico Arnold e Genitori in Blue Jean, dove sono raccontate scene di vita quotidiana di una famiglia. Poi quelli per ragazzi come Saranno famosi, dove si raccontano storie, amori, successi e drammi dei ragazzi che frequentano la «school of performing arts» di New York, con la speranza di diventare un giorno grandi artisti. Nella categoria «azione» i più seguiti sono A-Team, con quattro reduci dal Vietnam che diventano paladini dei deboli; Magnum P.I., protagonista un detective «per hobby» tra inseguimenti e belle donne; e Hazzard, con i cugini Luke e Bo e la loro Dodge Charger del ’69, ribattezzata «Generale Lee».



  • Per i più romantici c’è Love Boat, storie d’amore ambientate sulla nave Love Princess che solca i mari di tutto il mondo, la serie vanta un cameo di Andy Wharol; mentre per gli amanti dei polizieschi e dei gialli la scelta è infinita: dopo i «maestri» Colombo e Ispettore Derrick si va dal cinico e autoironico tenente Kojack a Starsky & Hutch, coppie di sbirri, rude il primo, più tranquillo il secondo; da Miami Vice; coppia di poliziotti più cool che viaggiano in Ferrari, vestono Armani e sono circondati da super modelle; a Simon & Simon, fratelli con una piccola agenzia investigativa a San Diego che per «prezzi ragionevoli», come recita il cartello fuori dal loro ufficio, risolvono casi cavandosela sempre con spirito e ironia. Nutrita anche la categoria «fantascienza»: il cult è Stark Trek, cronache dei viaggi astrali dell’astronave Enterprise comandata dal capitano Kirk; poi c’è Spazio 1999; i Visitors e Mork e Mindy, serie che lancia Robin Williams, cult il suo saluto «Nano, nano!». Folta anche la schiera di supereroi con L’incredibile Hulk, L’uomo di Atlantide, Ralph Supermaxieroe e le eroine Wonder Woman e Donna bionica. Un capitolo a parte meritano i «cattivi che piacciono», che vanno in onda alla sera, dopo cena, e riuniscono tutta la famiglia: sono Dallas, con Gei Ar, che è stato il miglior cattivo della storia dei telefilm; Dynasty, con Alexis, autentica J.R. al femminile, e naturalmente miglior personaggio della serie; e Falcon Crest, dove la cattiva è Angela. Oggi, che la tv si è frammentata ulteriormente grazie al satellite e al digitale, il telefilm è più vivo che mai e continua a disegnare la geografia dell’immaginario di tutto il mondo.