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La vertenza Salamini: operai in trincea dal Sessantotto all'autunno caldo del '69

Nel libro di Chicco Corini quello che successe a Parma nei sette mesi di occupazione della fabbrica di via Emilia Est

di Andrea Del Bue -

21 febbraio 2019, 00:45

La vertenza Salamini: operai in trincea dal Sessantotto all'autunno caldo del '69

Le occupazioni dell’Università, della Cattedrale e del manicomio di Colorno: dal Sessantotto all’autunno caldo del 1969 a Parma è successo di tutto. Meno nota, ma non meno significativa, la vertenza degli operai della Salamini che per sette mesi si sono asserragliati nella grande fabbrica di via Emilia Est per difendere oltre mille posti di lavoro. Uno sconquassamento che ha risvegliato la petite capitale da quel letargo descritto nel 1964 dal film «Prima della rivoluzione» di Bernardo Bertolucci. Di questa complessa storia non solo locale mancava un tassello per completare il mosaico di quell’epoca.

E a distanza di cinquant’anni ecco «La battaglia della Salamini. Operai in trincea» (2019, pp.111, 10 euro) del giornalista Chicco Corini. Il libro racconta cosa successe dentro e fuori la Salamini, quella grande fabbrica che spuntò quasi all’improvviso, abbaglio di boom economico tra prati di erba medica e filari di gelsi, dentro i cui capannoni sudava una nuova forza lavoro che si trovò in tuta blu forse senza mai averla sognata. Figli di contadini della Bassa e dell’Appennino, immigrati dal Sud. Un esercito di operai che, al momento della dichiarazione di fallimento della fabbrica di elettrodomestici, decise di mettersi in gioco. Quella lavatrice made in Parma, diventata famosa col marchio Luxor, dava fastidio e l’imprenditore Angelo Salamini rilanciò la sfida andando contro le direttive sindacali di Confindustria e schiacciando sull’acceleratore degli investimenti. Passo più lungo della gamba (nuovi capannoni e nuove assunzioni) e eccessi di spese di rappresentanza fecero ben presto prosciugare i finanziamenti ottenuti dalla banche.

Il 13 febbraio 1969 il Tribunale di Parma dichiarò il fallimento della Salamini. Scrive Corini: «E che rivolta sia: “Mesi di lotta per salvare il posto di lavoro, con gli operai che riuniti in assemblea mettono in atto tecniche di lotta nuove non solo per Parma, rifiutando le mediazioni politiche dei partiti e rifiutando il pompierismo sindacale”, così sintetizzò “La Classe”, il giornale delle avanguardie operaie e studentesche che durò la stessa breve stagione delle barricate alla Salamini». 

Chicco Corini, col passo del giornalismo narrativo, ripercorre quei giorni di alta tensione da Parma e Roma, passando da Bologna quando i ribelli della Salamini riuscirono, presidiando l’ingresso delle fiere bolognesi, ad ottenere un incontro con l’allora presidente del Consiglio, Mariano Rumor.

«La battaglia della Salamini» è, quindi, la storia di una particolarissima resistenza operaia che fu tenuta sott’occhio anche dai sindacati e da Botteghe Oscure che temevano «un ammutinamento complessivo con l’insorgere della nuova sinistra».  E quei «sovversivi» di azioni dimostrative ne hanno fatte parecchie: in piazza Garibaldi avevano installato un tendone; la domenica distribuivano volantini durante le messe; occuparono la ferrovia e la via Emilia; fecero blitz in Municipio e in Provincia, nelle sedi dei partiti, nella Camera di Commercio; andarono a Roma a protestare sotto Palazzo Chigi; cortei di ogni tipo lungo via della Repubblica; fecero ritardare la tappa del Giro d’Italia, che partiva da Piazza Duomo. Ed era tale la tensione che ben presto la Salamini fu presidiata dalle forze dell’ordine, ci furono tafferugli e la morte di un agente.

A scandire gli eventi nel lavoro di Corini è una rilettura critica delle pagine della Gazzetta di Parma e de Il Resto del Carlino. Giorno dopo giorno: dal febbraio all’agosto 1969. Poi ci sono le preziosissime foto dell’archivio comunale e quelle della Fototeca storica di Romano Rosati che ci portano dentro la lotta. Che la vertenza Salamini sia stata un caso nazionale lo dimostra l’attenzione della Rai che, domenica 2 marzo 1969, inaugurò il programma economico «Cento per cento», del nascente secondo canale, con immagini e interviste da Parma. Inoltre, scrive Corini, «dentro la fabbrica vennero ospitati spettacoli del Festival del Teatro Universitario di Parma; Dario Fo e Franca Rame restarono una giornata con i lavoratori; Ugo Gregoretti venne a Parma per completare un reportage sulle fabbriche occupate per il circuito dei “Cinegiornali liberi” ideati da Cesare Zavattini. Al montaggio, però, vennero escluse le riprese di Parma e lasciate solo quelle girate nella tipografia romana Apollon; forse questa esclusione è da ricercare proprio nelle fratture che si erano create tra Pci-sindacato e gli occupanti della fabbrica delle lavatrici Luxor».

Nell’inchiesta di Corini non c’è solo la Salamini. Cinquant’anni fa il Parlamento iniziò a predisporre le norme per la tutela del prosciutto di Parma; veniva inaugurato il primo tratto dell’Autocisa; sui campi si sperimentava la raccolta meccanizzata del pomodoro.

C’è poi la Parma che va a teatro e al cinema; che ama il jazz e si ritrova al «Pik superclub» di borgo Lalatta; che nel luglio 1969 guarda in tv l’allunaggio di  Neil Armstrong. Una Parma che all’inizio solidarizzò

con gli operai, ma con il passare dei mesi la vertenza Salamini perse smalto e in agosto lo sgombero con la fine dell’occupazione scivolò via senza particolare interesse.

C’era altro che attirava i parmigiani in quell’estate del 1969: ad esempio, il veglionissimo con Lucio Battisti al dancing di Medesano.