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Guarito dalla leucemia non può andare a scuola: cinque bimbi non sono vaccinati (2 mamme no vax)

22 febbraio 2019, 17:51

Guarito dalla leucemia non può andare a scuola: cinque bimbi non sono vaccinati (2 mamme no vax)

Matteo - otto anni - frequentava la prima elementare della primaria di via Bobbio, nel quartiere San Giovanni. Poi si è ammalato di leucemia. Dieci mesi di chemioterapia, il tumore di Matteo è in remissione. I medici dicono che può tornare a scuola. Ma nella classe di seconda elementare di Matteo ci sono cinque alunni non vaccinati, di cui due sono figli di mamme che si dichiarano no vax. I medici raccomandano che «la collettività frequentata dal paziente deve aver effettuato le vaccinazioni previste» perché il bambino, dopo la chemio, «non può essere sottoposto a vaccinazioni». Può morire. «Basterebbe una varicella, un morbillo o la meningite.  Quindi, niente scuola.

«La Regione Lazio ha chiesto alla Asl Roma 2 di attivarsi presso la dirigenza scolastica dell’istituto di via Bobbio a Roma per verificare le condizioni di accesso a scuola in piena sicurezza per il bambino immunodepresso. Non possiamo accettare che il piccolo non possa frequentare regolarmente le lezioni con i suoi amici e con i suoi insegnanti perché non sussiste una situazione di sicurezza per la sua salute - queste le parole dell’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato -. La Asl Roma 2 attiverà tutte le procedure previste dalla legge in accordo con l’autorità scolastica per richiamare le famiglie dei bambini ancora non vaccinati. Se persisterà una situazione che pregiudica il diritto ad accedere a scuola in piena sicurezza per la salute del bambino di 8 anni scatteranno le sanzioni pecuniarie previste dalla normativa. Confidiamo nel buonsenso e ci auguriamo di non essere costretti ad utilizzare tutti gli strumenti di legge». Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Regione, Nicola Zingaretti: «Questa storia è assurda! Come Regione Lazio faremo di tutto affinché questo bambino possa tornare a scuola il prima possibile. È una questione di civiltà!». «La Regione Lazio ha chiesto alla Asl Roma 2 di attivarsi presso la dirigenza scolastica dell’istituto di via Bobbio a Roma per verificare le condizioni di accesso a scuola in piena sicurezza per il bambino immunodepresso». E' quanto afferma in una nota l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato. 
Il bambino dopo la chemio non può essere sottoposto a vaccinazioni, hanno disposto i medici, per cui il contatto con una malattia potrebbe essergli fatale. I genitori hanno incontrato la preside e hanno diffidato la scuola, nel quartiere di San Giovanni di Roma; sempre stando al quotidiano i dati Asl segnalerebbero che il 30 per cento dei bambini di quell'istituto sarebbero non vaccinati.  
«E' un fatto di civiltà - afferma ancora l’assessore D’Amato - Non possiamo accettare che il piccolo non possa frequentare regolarmente le lezioni con i suoi amici e con i suoi insegnanti perchè non sussiste una situazione di sicurezza per la sua salute. La Asl Roma 2 attiverà tutte le procedure previste dalla legge in accordo con l’autorità scolastica per richiamare le famiglie dei bambini ancora non vaccinati e fornire loro tutte le informazioni necessarie in merito all’assoluta sicurezza dei vaccini. Se persisterà una situazione che pregiudica il diritto ad accedere a scuola in piena sicurezza per la salute del bambino di 8 anni - conclude - scatteranno le sanzioni pecuniarie previste dalla normativa. Confidiamo nel buonsenso e ci auguriamo di non essere costretti ad utilizzare tutti gli strumenti di legge».

I presidi: "C'è un vuoto normativo"

Ricade sui presidi una situazione di incertezza normativa sulla questione vaccinale, un vuoto che noi denunciamo da due anni». Così il presidente dell’associazione Presidi di Roma Mario Rusconi commenta interpellato dall’ANSA il caso del bambino di otto anni, che dopo una leucemia ha sviluppato una immunodepressione e non può tornare a scuola per la presenza in classe di alcuni alunni non vaccinati.
«La legge non impone che tutti i bambini delle scuole elementari siano vaccinati: sono previste solo sanzioni pecuniarie in caso contrario, non l’esclusione degli alunni. Dunque, eventuali problemi si possono risolvere internamente alla scuola solo all’inizio dell’anno, in fase di composizione della classe, evitando che bambini non vaccinati stiano insieme a quelli immunodepressi - spiega Rusconi -. Ad anno inoltrato diventa difficile gestire la situazione, perchè sia in un caso sia in un altro si va incontro ad un contenzioso che ricade sulle spalle della scuola: se allontani i bimbi non vaccinati i genitori protestano, se li fai restare protestano quelli dei bambino immunodepressi».