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EDITORIALE

Rinnegata la Tav, è un altro il tunnel che aspetta il Paese

di Vittorio Testa -

22 febbraio 2019, 15:42

Rinnegata la Tav, è un altro il tunnel che  aspetta il Paese

Richiede un esercizio di indulgente disponibilità il credere che la decisione della maggioranza Lega-M5S di congelare la Tav Torino-Lione sia casualmente capitata per inesorabile innocenza del calendario all’indomani del salvataggio di Matteo Salvini, leader di una Lega da sempre dichiaratasi a favore del tunnel ferroviario, sottratto al processo per il caso-Diciotti dal voto determinante dei Pentastellati, da sempre contrari al traforo in Val di Susa. Che spesso in politica i “do ut des” siano compromessi inevitabili alla composizione di interessi diversi ma legittimi è una prassi vecchia come il mondo: si tratta però di capire se la sintesi raggiunta sia utile per il bene pubblico, per il ruolo e prestigio del nostro Paese. Lo stop alla “talpa” Federica, la possente fresa che ha già scavato 7 dei 12 chilometri e mezzo della parte italiana, significa fermare i cantieri e bloccare contratti da già firmati per 1,3 miliardi di euro, in attesa di una nuova valutazione di costi e benefici che, una tira l’altra, sarebbe, anzi sarà l’ottava ricognizione dal Duemila ad oggi. Il rischio è quello di perdere i finanziamenti di Bruxelles, previsti nella misura del 41%; di spostare in data imperscrutabile la previsione di completamento dell’opera fissato per il già lontanissimo 2030; di privare il Nord del Paese, la locomotiva trainante l’economia italiana, di un suo ruolo nel contesto europeo; di rinunciare a 50mila posti di lavoro. Fino a ieri la Lega inneggiava all’indispensabilità della Tav: totalmente contrario il Movimento 5Stelle, ministro dei Trasporti, Toninelli, in testa, secondo il quale il tunnel sarebbe dannoso da tutti i punti di vista. Lo stato maggiore pentastellato ne ha fatto una questione di vita o di morte per il governo, arrivando a ingiungere per non finissima bocca di Di Battista: «La Tav non si farà mai. Salvini smetta di rompere i co….ni: se vuole farla torni con Berlusconi». Ora i Dioscuri Matteo e Luigi, prodighi di reciproche smancerie, trovano nel giro di una settimana la soluzione di due problemi vitali per le entrambe forze politiche, evidentemente contraenti un patto di ferro per arrivare senza scossoni alle elezioni europee di fine maggio. La Tav? Rifare ancora una volta i conti, probabilmente destinati a non tornare mai: magari istituire una commissione d’inchiesta per stabilire che occorrerà una nuova indagine. Chissà che nel 2030 non si abbia la gioia di poter visitare le vestigia di un cieco scavo, orgoglio del disfattismo italico. Il TunnelTav: quello, unico al mondo, in fondo al quale non si vedrà mai la luce.